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Georg Friedrich Händel

Opern:

AdmetoAgrippinaAlcinaAlessandroAlessandro SeveroAlexander BalusAlmira, Königin von CastilienAmadigiAn Occasional OratorioArianna in CretaAriodanteArminioAtalantaAthaliaBelshazzarBereniceBrockes-PassionDas AlexanderfestDeborahDeidamiaEstherEstherEzioFaramondoFlavioFloridanteGiulio CesareGiustinoHerculesIl pastor fidoImeneoIsrael in EgyptJephthaJoseph and his BrethrenJoshuaJudas MaccabaeusL’Allegro, il Penseroso ed il ModeratoLa ResurrezioneLotarioLucio Cornelio SillaMessiahOrlandoOttonePartenopePoroPublio Cornelio ScipioneRadamistoRiccardo PrimoRinaldoRinaldoRodelindaRodrigoSamsonSaulSemeleSerse, HWV 40SiroeSolomonSosarmeSusannaTamerlanoTerpsicoreTeseoThe Choice of HerculesThe Triumph of Time and TruthThe Triumph of Time and TruthTheodoraTolomeo

Kantaten:

Aci, Galatea e PolifemoAgrippina condotta a morire or Dunque sarà pur veroAh! che troppo ineguali, HWV 230Ah, che pur troppo è vero, HWV 77Ah, crudel! nel pianto mio, HWV 78Allor ch'io dissi addio, HWV 80Alpestre monte, HWV 81Aminta e Fillide, HWV 83Apollo e DafneArmida abbandonata, HWV 105Aure soavi e lietiCarco sempre di gloria, HWV 87Care selve, aure grate, HWV 88Cecilia, volgi un sguardo, HWV 89Chi ben ama non paventaChi rapì la pace al core, HWV 90Clori vezzosa Clori, HWV 95Clori, degli occhi miei, HWV 91aClori, mia bella Clori, HWV 92Clori, ove sei?, HWV 93Clori, Tirsi e FilenoCrudel tiranno amor, HWV 97Cuopre tal volta il cielo, HWV 98Da sete ardente afflitto, HWV 100Dalla guerra amorosa, HWV 102aDeh! lasciate e vita e volo, HWV 103Del bell'idolo mioDiana cacciatrice, HWV 79Dimmi, o mio cor, HWV 106Ditemi, o piante, HWV 107Dolc' è pur d'amor l'affanno, HWV 109aDolc' è pur d'amor l'affanno, HWV 109bDolce mio ben, HWV 108E partirai, mia vita, HWV 111Echeggiate, festeggiate, HWV 119Figli del mesto cor, HWV 112Figlio d'alte speranze, HWV 113Filli adorata e cara, HWV 114Fra pensieri quel pensiero, HWV 115Fra tante pene, HWV 116Ho fuggito Amore anch'io, HWV 118Il delirio amoroso, HWV 99Il Gelsomino, HWV 164bIrene, idolo mio, HWV 120bLa bianca rosa, HWV 160aLa bianca rosa, HWV 160bLa bianca rosa, HWV 160cLanguia di bocca lusinghiera, HWV 123L'aure grate, il fresco rio, HWV 121aLook down, harmonious saint, HWV 124Lucrezia, HWV 145Lungi da me, pensier tiranno, HWV 125bLungi da voi, che siete poli, HWV 126cLungi dal mio bel nume, HWV 127aLungi dal mio bel nume, HWV 127bLungi n'andò Fileno, HWV 128Manca pur quanto sai, HWV 129Mentre il tutto è in furore, HWV 130Menzognere speranze, HWV 131Mi palpita il cor, HWV 132aMi palpita il cor, HWV 132bMi palpita il cor, HWV 132cNe' tuoi lumi, o bella Clori, HWV 133Nel dolce tempo, HWV 135aNel dolce tempo, HWV 135bNella stagion che di viole e rose, HWV 137Nell'africane selve, HWV 136Nice, che fa? che pensa?, HWV 138Ninfe e pastori, HWV 139aNinfe e pastori, HWV 139bNinfe e pastori, HWV 139cNisi Dominus, HWV 238No se emenderá jamás, HWV 140Non sospirar, non piangere, HWV 141Notte placida e cheta, HWV 142O lucenti, o sereni occhi, HWV 144Occhi miei che faceste?, HWV 146Olinto pastore, Tebro fiume, Gloria, HWV 143Partenza di G.B., HWV 168Partì, l'idolo mio, HWV 147Pensieri notturni di Filli, HWV 134Poichè giuraro amore, HWV 148Qualor l'egre pupille, HWV 152Qualor, crudele sì ma vaga Dori, HWV 151Quando sperasti, o core, HWV 153Quel fior che all'alba ride, HWV 154Sarai contenta un dì, HWV 156Sarei troppo felice, HWV 157Se pari è la tua fè, HWV 158aSe pari è la tua fè, HWV 158cSe per fatal destino, HWV 159Sento là che ristretto, HWV 161aSento là che ristretto, HWV 161bSiete rose rugiadose, HWV 162Solitudini care, amata libertà, HWV 163Spande ancor a mio dispetto, HWV 165Splenda l'alba in oriente, HWV 166Stanco di più soffrire, HWV 167aTorna il core al suo diletto, HWV 169Tra le fiammeTu fedel? tu costante?, HWV 171Udite il mio consiglio, HWV 172Un sospir a chi si muore, HWV 174Un'alma innamorataVedendo amor, HWV 175Venne voglia ad amore, HWV 176Zeffiretto, arresta il volo, HWV 177

Arien:

A languir ed a penar. Admeto. AdmetoA sprone, a fren leggiero. Clito. AlessandroAbbruggio, avampo e fremo. Rinaldo. RinaldoAbbruggio, avampo e fremo. Rinaldo. RinaldoAffanni del pensier, un sol momento. Teofane. OttoneAgitato il cor mi sento. Dardano. AmadigiAh! cruda gelosia!. Arcane. TeseoAh! crudel! il pianto mio. Armida. RinaldoAh! crudel! il pianto mio. Armida. RinaldoAh! Spietato! e non ti muove. Melissa. AmadigiAh! tu non sai, quant' il mio cor sospira. Matilda. OttoneAh, mio cor!. Alcina. AlcinaAh, non son io che parlo, è il barbaro dolore. Fulvia. EzioAh, si, morrò, e allor potrò. Admeto. AdmetoAi Greci questa spada sovra i nemici estinti. Achille. DeidamiaAl sen ti stringo e parto, ma forma. Il Rè di Scozia. AriodanteAl tardar della vendetta o la scorda. Fenice. DeidamiaAl varco, oh pastori!. Atalanta. AtalantaAll' alma fedel. Bradamante. AlcinaAll' orror d'un duolo eterno il mio amore. Matilda. OttoneAlla fama, dimmi il vero, troppe fè. Teofane. OttoneAlla sua gabbia d'oro suol ritornar talor. Rossane. AlessandroAlle sfere della gloria, alza i vanni. Sosarme. SosarmeAllegrezza! Claudio giunge. Lesbo. AgrippinaAlma mia, si, sol tu sei. Floridante. FloridanteAlza al Ciel pianta orgogliosa. Clodomiro. LotarioAlzo al volo di mia fama. Tiridate. RadamistoAma, sospira. Morgana. AlcinaAmarti si vorrei, il ciel lo sà. Agilea. TeseoAmor commanda, onore invita. Timante. FloridanteAmor è qual vento, che gira il cervello. Dorinda. OrlandoAmor è un tiranno, che ai sensi fà guerra. Ercole. AdmetoAmore contro amor combatte nel mio cor. Arsace. BereniceAndate, oh forti frà straggi. Mago. RinaldoAndate, oh forti frà straggi. Mago. RinaldoAngels, ever bright and fair. TheodoraApri le lucì, e mira gli ascosi. Dalinda. AriodanteArma lo sguardo d'un dolce dardo. Matilde. LotarioArmati, oh core, di cieco sdegno!. Trasimede. AdmetoAs When the Dove. Aci, Galatea e PolifemoAs with rosy steps the morn. TheodoraAugelletti, che cantate, zefiretti. Almirena. RinaldoAugelletti, che cantate, zefiretti. Almirena. RinaldoAure, fonti, ombre gradite. Rossane. AlessandroAvvertite mie pupille, non tradite l'onor mio. Berenice. BereniceAwake, Saturnia. SemeleBarbara: io ben lo sò. Oberto. AlcinaBarbaro! t'odio a morte, mà più. Elmira. FloridanteBarbaro, partirò. Polissena. RadamistoBasta che sol tu chieda. Claudio. AgrippinaBasta che sol tu chieda. Argante. RinaldoBasta che sol tu chieda. Argante. RinaldoBel labbro, formato per farmi beato. Adelberto. OttoneBel piacere e godere. Almirena. RinaldoBel piacere e godere. Almirena. RinaldoBel piacere e godere fido amor. Poppea. AgrippinaBella pur nel mio diletto. Poppea. AgrippinaBella, non mi negar, ch'io sol ti. Idelberto. LotarioBella, non t'adirar!. Orindo. AdmetoBen' io sento l'ingrata, spietata. Irene. AtalantaBench' io non sappia ancor. Atalanta. AtalantaBenchè mi sia crudele, benchè infedel. Teofane. OttoneBenchè tuoni e l'etra avvampi. Arcane. TeseoBramo te sola, non penso all' impero. Floridante. FloridanteBrilla nell' alma un non inteso ancor. Rossane. AlessandroCade il mondo soggiogato. Claudio. AgrippinaCangiò d'aspetto il crudo fato. Admeto. AdmetoCara sposa, amante cara, dove sei?. Rinaldo. RinaldoCara sposa, amante cara, dove sei?. Rinaldo. RinaldoCara sposa, amato bene, prendi spene. Radamisto. RadamistoCara, tu nel mio petto. Adelberto. OttoneCare selve, ombre beate. Meleagro. AtalantaCaro padre, a me non dei mammentar che padre sei. Fulvia. EzioCease to Beauty to be Suing. Polyphemus. Aci, Galatea e PolifemoCervo altier, poiche prostrò. Ottone. OttoneChe sarà quando amante accarezza. Alessandro. BereniceChe tirannia d'Amor! fuggir. Lisaura. AlessandroChe veggio? che sento?. Oronte. FloridanteChi è nato alle sventure. Trasimede. AdmetoChi m'insegna il caro padre?. Oberto. AlcinaChi possessore è del mio core. Angelica. OrlandoChi ritorna alla mia mente. Teseo. TeseoChi t'intende? o cieca instabile!. Berenice. BereniceCh'io lasci mai d'amare il caro mio tesoro. Oriana. AmadigiChiudetevi, miei lumi. Admeto. AdmetoCieca notte, infidi sguardi, spoglie infauste. Ariodante. AriodanteCielo! Se tu il consenti. Orlando. OrlandoCol celarvi. Ruggiero. AlcinaCol peso del tuo amor. Poppea. AgrippinaCol raggio placido della speranza. Pallante. AgrippinaCol valor, colla virtù or si vada. Eustazio. RinaldoCol valor, colla virtù or si vada. Eustazio. RinaldoColl'ardor del tuo bel cor. Nerone. AgrippinaCombatti da forte. Almirena. RinaldoCombatti da forte. Almirena. RinaldoCome all' urto aggressor d'un torrente. Ulisse. DeidamiaCome alla tortorella langue al suo caro. Irene. AtalantaCome il candore d'intatta neve. Cleofide. PoroCome il candore d'intatta neve. Erissena. PoroCome nube che fugge dal vento. Nerone. AgrippinaCompagni nell' amore se tolerar non sai. Erissena. PoroCon gli strali d'amor cangia morte talor. Aristobaldo. BereniceCon la strage de' nemici sono avvezzo a trionfar. Tiridate. RadamistoCon l'ali di costanza alza il suo volo. Ariodante. AriodanteCon saggio tuo consiglio. Nerone. AgrippinaCon vana speranza pur trovo diletto. Tigrane. RadamistoConsider, Fond Shepherd. Damon. Aci, Galatea e PolifemoConsolami se brami, ch'io viva in te, mio ben. Deidamia. DeidamiaCoperta la frode di lana servile. Polinesso. AriodanteCor ingrato ti remembri. Rinaldo. RinaldoCor ingrato ti remembri. Rinaldo. RinaldoCoronato il crin d'alloro. Ottone. AgrippinaCosì giusta è questa speme, che se l'alma. Angelica. OrlandoCredete al mio dolore. Morgana. AlcinaCuor di madre, e cuor di moglie. Erenice. SosarmeDa tanti affanni oppressa. Antigona. AdmetoDa te più tosto partir vogl'io. Trasimede. AdmetoDa un breve riposo di stato amoroso. Alessandro. AlessandroDal cupo baratro venite, oh furie. Medea. TeseoD'amor nei primi istanti facili son gli amanti. Nerea. DeidamiaDeggio dunque, oh Dio, lasciarti. Zenobia. RadamistoDegno più di tua beltà, questo cor ritornerà. Fenice. DeidamiaDeh serbate, oh giusti Dei!. Agilea. TeseoDeh! fuggi un traditore. Tigrane. RadamistoDeh! non dir, che molle amante. Ottone. OttoneDeh! v'aprite, oh luci belle. Agilea. TeseoDel minacciar del vento si ride. Emireno. OttoneDel mio sol vezzosi rai. Lurcanio. AriodanteDell' onda a i fieri moti sottratto in porto. Ottone. OttoneDesterò dall' empia Dite ogni furia a farvi guerra. Melissa. AmadigiDì ad Irene, tiranna, infedele. Aminta. AtalantaDi far le sue vendette. Matilda. OttoneDi lusinghe, di dolcezza non fatica non asprezza. Nerea. DeidamiaDi rendermi la calma prometti, oh speme infida. Erissena. PoroDi Sion nell' alta sede. Eustazio. RinaldoDi Sion nell' alta sede. Eustazio. RinaldoDi te mi rido. Ruggiero. AlcinaDi, cor mio, quanto t'amai. Alcina. AlcinaDica il falso, dica il vero. Rossane. AlessandroDice amor, quel bel vermiglio. Berenice. BereniceDiedi il core ad altra Ninfa. Aminta. AtalantaDigli, ch'io son fedele. Cleofide. PoroDimmi, oh spene! quando riede. Elmira. FloridanteD'inalzar i flutti al ciel fia che cessi. Adelberto. OttoneD'instabile fortuna non sempre. Berengario. LotarioDir li potessi vedi, crudele. Teofane. OttoneDiresti poi così? O pur mossa a pietà. Matilda. OttoneDite pace, e fulminate, crudi Cieli!. Elmira. SosarmeDolce bene di quest'alma. Radamisto. RadamistoDolce riposo, ed innocente pace!. Medea. TeseoDolce vita del mio petto. Oriana. AmadigiDopo il nembo e la procella. Timante. FloridanteDopo l'ombre d'un fiero sospetto. Rossane. FloridanteDopo l'orride procelle. Polissena. RadamistoDopo l'orrore d'un Ciel turbato più vago. Ottone. OttoneDopo notte atra e funesta splende. Alessandro. PoroDopo notte, atra e funesta, splende in Ciel. Ariodante. AriodanteDove sei? dolce mia vita! senza te dovrò. Ottone. OttoneDov'è? s'affretti per me la morte. Poro. PoroDover, giustizia, amor m'accendono nel cor. Polinesso. AriodanteDue bell' alme inamorate, care, fide. Deidamia. DeidamiaDue parti del core tra'l figlio e'l consorte. Erenice. SosarmeD'un barbaro scortese non rammentar l'offese. Alessandro. PoroD'una torbida sorgente nasce il rio. Adelaide. LotarioE che ci posso far, se non ti posso amar. Antigona. AdmetoÈ gelosia. Bradamante. AlcinaE per monti e per piano e per selve. Antigona. AdmetoÈ prezzo leggiero d'un suddito il sangue. Gandarte. PoroÈ pur bello, in nobil core. Agilea. TeseoÈ si dolce il mio contento. Amadigi. AmadigiÈ un foco quel d'amore. Poppea. AgrippinaÈ un folle, è un vile affetto. Oronte. AlcinaÈ un incendio frà due venti. Rinaldo. RinaldoÈ un incendio frà due venti. Rinaldo. RinaldoÈ un sospir che vien dal core. Rossane. FloridanteEcco alle mie catene, ecco a morir m'invio. Ezio. EzioEmpio, perverso cor!. Zenobia. RadamistoFà quanto vuoi, li scherni tuoi. Poppea. AgrippinaFalsa imagine, m'ingannasti. Teofane. OttoneFammi combattere mostri e tifei. Orlando. OrlandoFarò così più bella la bella fede mia. Alceste. AdmetoFatemi, oh cieli, almen (Polissena). Polissena. RadamistoFerite, uccidete, oh numi del ciel!. Radamisto. RadamistoFiaccherò quel fiero orgoglio. Segeste. AriodanteFinchè lo strale non giunge. Oronte. FloridanteFinchè per te mi palpita timido. Onoria. EzioFinchè un zeffiro soave. Fulvia. EzioForte in ciampo al suo furore. Erenice. SosarmeFrà le guerre e le vittorie. Alessandro. AlessandroFrà le stragi e frà le morti. Alessandro. AlessandroFra l'ombre e gl'orrori farfalla confusa. Altomaro. SosarmeFurie terribili! Circondatemi. Armida. RinaldoFurie terribili! Circondatemi. Armida. RinaldoGelo, avvampo, considero, e sento con doppio tormento. Selene. BereniceGelosia, spietate Aletto. Alceste. AdmetoGià che morir non posso. Zenobia. RadamistoGià l'ebro mio ciglio, quel dolce liquore. Orlando. OrlandoGià lo stringo, già l'abbraccio con la forza. Orlando. OrlandoGià mi sembra al carro avvinto. Lotario. LotarioGià risonar d'intorno al campidoglio io sento. Varo. EzioGioje, venite in sen. Oriana. AmadigiGiunt' in porto è la speranza. Gismonda. OttoneGode l'alma consolata quella calma. Teofane. OttoneGode l'alma innamorata. Rossane. FloridanteGrave è'l fasto di regnar. Berengario. LotarioGrecia tu offendi, Troja difendi. Ulisse. DeidamiaGuarda pria se in questa fronte. Ezio. EzioGuerra e pace, Egizia terra, a te porto. Fabio. BereniceHeart, Thou Seat of Soft Delight. Galatea. Aci, Galatea e PolifemoHo un certo rossore. Dorinda. OrlandoHo un non sò che nel cor. Agrippina. AgrippinaHonor and arms. SamsonHow willing my paternal love. SamsonHush Ye Pretty Warbling Choir. Galatea. Aci, Galatea e PolifemoHymen, haste! thy torch prepare. SemeleIl cor mio, ch'è già per te. Alessandro. AlessandroIl mio crudel martoro crescer non può di più. Ginevra. AriodanteIl mio valore ch'albergo in petto. Sosarme. SosarmeIl nocchier, che si figura ogni scoglio. Massimo. EzioIl primo ardor è così caro. Dalinda. AriodanteIl Tricerbero humiliatò. Rinaldo. RinaldoIl Tricerbero humiliatò. Rinaldo. RinaldoIl tuo sangue, ed il tuo zelo, per la figlia. Lurcanio. AriodanteIl vostro maggio de' bei verdi anni. Sirene. RinaldoIl vostro maggio de' bei verdi anni. Sirene. RinaldoImagini funeste. Orlando. OrlandoImpara, codardo, ch'un anima forte. Matilde. LotarioImpara, ingrata, ad esser men crudele. Nicandro. AtalantaIn mille dolci modi al sen ti stringerò. Sosarme. SosarmeIn quella, sola in quella candida mano e bella. Alessandro. BereniceIngannata una sol volta. Poppea. AgrippinaInvida sorte avara misero in questo dì. Il Rè di Scozia. AriodanteIo di Roma il Giove sono. Claudio. AgrippinaIo già sento l'alma in sen. Melissa. AmadigiIo godo, scherzo e rido, crudel, nel tuo dolor. Melissa. AmadigiIo son qual Fenice risorta dal foco. Antigona. AdmetoIo sperai trovar riposo. Ottone. OttoneIo ti bacio, o mano augusta. Ginevra. AriodanteIo ti bacio, oh bella imago. Antigona. AdmetoLa bella mano, che mi piagò. Alessandro. BereniceLa bocca vaga. Ruggiero. AlcinaLa cervetta nei lacci avvolta. Lisaura. AlessandroLà dove gli occhi io giro. Alceste. AdmetoLa gloria sola, che ogn' or bramai. Ercole. AdmetoLa mia costanza non si sgomenta. Fulvia. EzioLa mia sorte fortunata. Pallante. AgrippinaLa sorte mia vacilla. Antigona. AdmetoLa sorte, il ciel, amor promettono. Tigrane. RadamistoLa speranza è giunta in porto. Gismonda. OttoneLa tigre arde di sdegno. Admeto. AdmetoLa turba adulatrice da me ritiri'l piè. Haliate. SosarmeL'alma mia frà le tempeste. Agrippina. AgrippinaL'amor, che per te sento. Lisaura. AlessandroL'armi implora dal tuo figlio. Rossane. AlessandroLasci, che nel suo viso, pria che da lei diviso. Adelberto. OttoneLascia Amor, e siegui Marte. Zoroastro. OrlandoLascia ch'io parta solo. Meleagro. AtalantaLascia ch'io pianga mia cruda sorte. Almirena. RinaldoLascia ch'io pianga mia cruda sorte. Almirena. RinaldoLascia pur amica spene le tue pene. Fraarte. RadamistoLasciami. Tu sei fedele? Vattene. Achille. DeidamiaLascioti, oh bella, il volto. Timante. FloridanteLassa! ch'io t'ho perduta. Atalanta. AtalantaLe luci del mio bene sono per me due stelle. Arcane. TeseoLe profonde vie dell' onde. Emireno. OttoneLe vincende della sorte hanno sempre un novo aspetto. Demetrio. BereniceLeave me, loathsome light!. SemeleL'ingrato non amar, mà rendi a un fido cor. Tigrane. RadamistoLord, to Thee each night and day. TheodoraLove in her eyes sits playing. Aci, Galatea e PolifemoLove in Her Eyes Sits Playing. Acis. Aci, Galatea e PolifemoLove Sounds the Alarm. Acis. Aci, Galatea e PolifemoLuci care, addio, posate!. Alceste. AdmetoLusinghe più care. Rossane. AlessandroLusinghiera mia speranza. Ottone. AgrippinaMà che vuoi più da me. Elmira. FloridanteMa chi sà, se mi riama il mio bene. Deidamia. DeidamiaMà non s'aspetti, nò! è colpa. Oronte. FloridanteMà pria vedrò le stelle. Elmira. FloridanteMa quando tornerai. Alcina. AlcinaMà un dolce mio pensiero. Rossane. FloridanteM'adora l'idol mio, gode il mio core. Agilea. TeseoM'ai resa infelice, che vanto n'avrai?. Deidamia. DeidamiaM'allontano, sdegnose pupille. Meleagro. AtalantaMen fedele, e men costante. Alessandro. AlessandroMenti eterne, che reggete de' mortali. Adelaide. LotarioMi lusinga il dolce affeto. Ruggiero. AlcinaMi palpita il core nè intendo perchè. Ginevra. AriodanteMi restanò le lagrime. Alcina. AlcinaMia bella, godo che son per te. Floridante. FloridanteMio bel sol, dove t'aggiri?. Alessandro. BereniceMio bel tesoro. Ruggiero. AlcinaMio ben, ricordati, se avvien ch'io mora. Gandarte. PoroMio cor, che mi sai dir?. Goffredo. RinaldoMio cor, che mi sai dir?. Goffredo. RinaldoMira virtù, che troppo và di se stessa altera. Poro. PoroMirerò quel vago volto. Fraarte. RadamistoM'opporrò da generoso all' indegna. Sosarme. SosarmeMorirò, mà vendicata. Medea. TeseoMostratevi serene. Orindo. AdmetoMy father! Ah! methinks I see. HerculesNasce al bosco in rozza cuna. Varo. EzioNasconde l'usignol' in alti rami il nido. Deidamia. DeidamiaNeghittosi or voi che fate?. Dalinda. AriodanteNel riposo e nel contento godo e sento. Lycomede. DeidamiaNel suo sangue, e nel tuo pianto. Matilda. OttoneNelle nubi intorno al Fato a' mortali. Lycomede. DeidamiaNò, che quest'alma scontenti non dà. Goffredo. RinaldoNò, che quest'alma scontenti non dà. Goffredo. RinaldoNò, che servire altrui, nò, quest'anima non sà. Berenice. BereniceNò, non piangete, pupille belle. Timante. FloridanteNò, non temere, oh bella! contenta. Emireno. OttoneNò, più soffrir non voglio. Lisaura. AlessandroNò, quella beltà non amo, che l'amor mio sprezzò. Ulisse. DeidamiaNò, soffrir non può il mio amore. Demetrio. BereniceNon a tempre per colpi si fieri. Ottone. OttoneNon disperi peregrino, se nel dubbio. Lotario. LotarioNon è da Rè quel cor. Egeo. TeseoNon fù già men forte Alcide. Orlando. OrlandoNon hò cor che per armarti. Agrippina. AgrippinaNon lasciar Oppressa della sorte. Coralbo. FloridanteNon pensi quell' altera. Berengario. LotarioNon potrà dirmi ingrata, nò, perchè restai piagata. Angelica. OrlandoNon sà temere questo mio petto. Amadigi. AmadigiNon sarà poco, se il mio gran foco. Meleagro. AtalantaNon sarà quest'alma mia. Polissena. RadamistoNon sempre invendicata io resterò cosi. Adelaide. LotarioNon sò più che bramar. Teseo. TeseoNon ti credo, non mi fido, maggior prova al ver. Nerea. DeidamiaNon t'inganni la speranza. Clodomiro. LotarioNon vuò perdere l'istante, senza creder all' amante. Nerea. DeidamiaNotte amica dei riposi. Amadigi. AmadigiNotte cara, deh!. Elmira. FloridanteNumi! lasciarmi vivere per darmi mille morti. Ariodante. AriodanteO rendetemi il mio bene. Amadigi. AmadigiO ruddier than the cherry. Aci, Galatea e PolifemoO Ruddier Than the Cherry!. Polyphemus. Aci, Galatea e PolifemoO s'apre al riso. Morgana. AlcinaO scemami il diletto. Zenobia. RadamistoO sleep, why dost thou leave me?. SemeleO stringerò nel sen quel ben ch'adoro. Medea. TeseoOgni indugio d'un amante. Rinaldo. RinaldoOgni indugio d'un amante. Rinaldo. RinaldoOgni vento ch'al porto lo spinga. Agrippina. AgrippinaOh cara spene del mio diletto. Rossane. FloridanteOh care parolette, oh dolci sguardi!. Dorinda. OrlandoOh caro mio tesor, deh! presto torna a me. Oriana. AmadigiOh dolce mia speranza. Rossane. FloridanteOh quanto è caro amar, se inaspettato. Rossane. FloridanteOh! didst thou know the pains of absent love. Galatea. Aci, Galatea e PolifemoOmbra cara di mia sposa. Radamisto. RadamistoOmbre pallide. Alcina. AlcinaOr la tromba in suon festante. Rinaldo. RinaldoOr la tromba in suon festante. Rinaldo. RinaldoOr pensate, amanti cori, che le gioje più soavi. Ulisse. DeidamiaOrgogliosetto và l'augelletto. Matilde. LotarioOrrida a gl'occhi miei. Ginevra. AriodantePadre, germano, e sposo. Elmira. SosarmePena tiranna io sento al core. Dardano. AmadigiPeni tu per un ingrata. Onoria. EzioPensa a chi geme d'amor piagata. Melisso. AlcinaPensa a serbarmi, oh cara. Ezio. EzioPensa ad amare, che dal tuo cor amor si chiede. Gismonda. OttonePensa, spietata madre. Matilda. OttonePensieri, voi mi tormentate. Agrippina. AgrippinaPer far, mia diletta, per te la vendetta. Orlando. OrlandoPer l'Africaine arene leon se vien cacciato. Poro. PoroPer salvarti, idolo mio, so ben io. Idelberto. LotarioPer si bella cagion m'è dolce la prigion. Demetrio. BerenicePer tutto il timore perigli m'addita. Valentiniano. EzioPerdere il bene amato che il fato e amor ti diè. Ulisse. DeidamiaPerfido, di a quell' empio tiranno. Radamisto. RadamistoPiù contento e più felice regno al mondo. Il Rè di Scozia. AriodantePiù non cerca libertà. Arcane. TeseoPregi son d'un alma grande. Leonato. AlessandroPresso ad occhi esperti già nei ministri. Fenice. DeidamiaProve sono di grandezza. Alessandro. AlessandroPugnerò contro del fato. Dardano. AmadigiPupille amate, voi m'insegnate. Alessandro. AlessandroPur che regni il figlio amato. Gismonda. OttonePur ch'io ti stringa al sen. Ottone. AgrippinaPur ritorno a rimirarvi. Claudio. AgrippinaQual cervetta che cacciata più non sa. Emireno. OttoneQual nave smarrita trà sirti. Radamisto. RadamistoQual piacer a un cor pietoso. Nerone. AgrippinaQual portento. Ruggiero. AlcinaQual tigre e qual Megera t'impresse. Teseo. TeseoQuando accenderan quel petto. Deidamia. DeidamiaQuando invita la donna l'amante. Nerone. AgrippinaQuando mai spietata sorte finirà. Zenobia. RadamistoQuando spieghi i tuoi tormenti. Dorinda. OrlandoQuanto ch'a me sian care. Teseo. TeseoQuanto dolce amor saria. Lisaura. AlessandroQuanto godrà, allor che mi vedrà. Alceste. AdmetoQuanto ingannata è quella, mal consigliata bella. Nerea. DeidamiaQuanto mai felice siete, innocenti pastorelle. Onoria. EzioQuanto più forte è il valor. Lotario. LotarioQuel cor, che mi donasti. Adelaide. LotarioQuel finger affetto allor che non s'ama. Fulvia. EzioQuel superbo già si crede. Matilde. LotarioQuell' amor, ch'è nato a forza. Medea. TeseoQuell' oggetto, ch'è caro a chi adoro. Alessandro. BereniceQuesta qual sia beltà della sua libertà. Selene. BereniceQuesti ceppi, e quest' orrore. Floridante. FloridanteQuì d'amor nel suo linguaggio. Ariodante. AriodanteRammentati, cor mio, ciò che prometti. Lotario. LotarioRecagli quell' acciaro. Ezio. EzioRegno e grandezza, vassalli e trono. Berengario. LotarioRendi'l sereno al ciglio. Elmira. SosarmeRicordati, oh bella, che tu sol sei. Egeo. TeseoRiportai gloriosa palma. Atalanta. AtalantaRisolvo abbandonar la bella che mi sprezza. Alessandro. AlessandroRisplendete, amiche stelle. Clizia. TeseoRisveglia lo sdegno, rammenta l'offesa. Poro. PoroRitorna, o dolce amore, conforta questo sen. Ottone. OttoneRitornava al suo bel viso. Angelica. OrlandoS'adopri il braccio armato. Fraarte. RadamistoS'armi il fato, s'armi amore!. Teseo. TeseoSarò qual vento, che nell' incendio spira. Cleone. AlessandroScherza in mar la navicella. Adelaide. LotarioScherza infida, in grembo al drudo. Ariodante. AriodanteScorta rea di cieco Amore. Eustazio. RinaldoScorta rea di cieco Amore. Eustazio. RinaldoSe amor a questo petto non fosse ignoto affetto. Alessandro. PoroS'è delitto trar da' lacci un innocente. Idelberto. LotarioSe discordia ci disciolse. Haliate. SosarmeSe dolce m'era già viver, cor mio. Floridante. FloridanteSe fedel vuoi ch'io ti creda, fà che veda. Angelica. OrlandoSe fedele mi brama il regnante. Ezio. EzioSe giunge un dispetto. Poppea. AgrippinaSe il Ciel mi divide dal caro mio sposo. Cleofide. PoroSe il cor mai ti dirà, ch'io mi scordi di te. Medoro. OrlandoSe il mar promette calma. Clodomiro. LotarioSe il timore il ver mi dice infelice. Deidamia. DeidamiaSe la mia vita dono è d'Augusto. Ezio. EzioSe l'arco avessi e i strali. Trasimede. AdmetoSe l'inganno sortisce felice, io detesto. Polinesso. AriodanteSe mai più saro geloso. Poro. PoroSe mai turbo il tuo riposo. Cleofide. PoroSe mi rivolgo al prato. Dorinda. OrlandoSe nasce un rivoletto. Atalanta. AtalantaSe non ho l'idol mio, scettro. Demetrio. BereniceSe pensi amor tu solo per vezzo e per beltà. Achille. DeidamiaSe possono tanto due luci vezzose. Poro. PoroSe povero il ruscello mormora lento, e basso. Massimo. EzioSe risolvi abbandonarmi, tortorella. Rossane. FloridanteSe tanto piace al cor il volto tuo, Signor. Ariodante. AriodanteSe troppo crede al ciglio colui che và per l'onde. Cleofide. PoroSe tu brami di godere, lascia pur. Melissa. AmadigiSe tu la reggi al volo. Valentiniano. EzioS'è tuo piacer, ch'io mora. Aminta. AtalantaSe un bell'ardire può innamorarti. Varo. EzioSe viver non poss' io lungi da te, mio bene. Gandarte. PoroSe vuoi pace, o volto amato. Agrippina. AgrippinaSegni di crudeltà dal fiero sposo avrai. Tigrane. RadamistoSeguir di selva in selva la fuggitiva belva. Achille. DeidamiaSemplicetto! a donna credi?. Oronte. AlcinaSempre dolci, ed amorosenon vi voglio. Berenice. BereniceSempre fido e disprezzato. Tassile. AlessandroSen vola lo sparvier. Antigona. AdmetoSento il cor che lieto gode. Altomaro. SosarmeSento la gioja, ch'in sen mi brilla. Amadigi. AmadigiSenza nudrice alcuna, qual pargoletto in cuna. Arsace. BereniceSenza procelle ancora si perde quel nocchiero. Poro. PoroSenza te sarebbe il mondo meno scaltro. Aristobaldo. BereniceSerbati a grandi imprese. Alessandro. PoroSerenatevi, oh luci belle!. Egeo. TeseoS'estinto, è l'idol mio, morire io voglio ancor. Oriana. AmadigiShepherd! What Art Thou Pursuing?. Damon. Aci, Galatea e PolifemoSi che ti renderai, quando il mio cor. Tiridate. RadamistoSi dolce lusingar, si forte incatenar. Rossane. AlessandroSi poco è forte dunque tua fede. Selene. BereniceSì, caro, sì, ti stringo al fin così. Alceste. AdmetoSì, che desio quel che tu brami maggior legami. Nerea. DeidamiaSi, coronar vogl' io col nobil serto. Elmira. FloridanteSì, m'appaga, sì, m'alletta quella vaga collinetta. Achille. DeidamiaSì, m'è caro imitar quel bel fiore. Lisaura. AlessandroSì, minaccia, e vinta. Melo. SosarmeSì, morrò; ma l'onor mio meco, oh Dio!. Ginevra. AriodanteSì, sì, mel raccorderò. Meleagro. AtalantaSi, t'amo, oh caro, quanto un di t'amai. Agilea. TeseoSì, tra i ceppi, e le ritorte. Demetrio. BereniceSi: son quella. Alcina. AlcinaSiam prossimi al porto. Eustazio. RinaldoSiam prossimi al porto. Eustazio. RinaldoSibillando, ululando atterrate la rival. Medea. TeseoSibillar gli angui d'Aletto. Argante. RinaldoSibillar gli angui d'Aletto. Argante. RinaldoSignor, lo credi a me. Meraspe. AdmetoSincero affetto dolci preghiere. Melo. SosarmeS'io cadrò per tuo consiglio. Haliate. SosarmeS'io dir potessi al mio crudele. Teofane. OttoneSò che Ciel ben spesso gode. Melo. SosarmeSò ch'è vana la speranza. Tigrane. RadamistoSò chi t'accese: basta per ora. Valentiniano. EzioSoffri in pace il tuo dolore. Irene. AtalantaSol prova contenti di gloria l'amante. Mercurio. AtalantaSolo dal brando. Goffredo. RinaldoSolo dal brando. Goffredo. RinaldoSommi Dei! che scorgete i mali miei. Polissena. RadamistoSon confusa pastorella, che nel bosco a notte oscura. Erissena. PoroSon contenta di morire, crude stelle. Zenobia. RadamistoSon lievi le catene a un petto forte. Farasmane. RadamistoSorge infausta una procella, che oscurar. Zoroastro. OrlandoSorge nel petto certo diletto. Goffredo. RinaldoSorge nel petto certo diletto. Goffredo. RinaldoSospiro, è vero; ma se voui saper. Rossane. FloridanteSotto il lauro che hai sul crine. Nerone. AgrippinaSovra balze scoscesi e pungenti. Goffredo. RinaldoSovra balze scoscesi e pungenti. Goffredo. RinaldoSparite, oh pensieri, se solo volete. Admeto. AdmetoSpera allor, che in mar turbato. Antigona. AdmetoSpera si mi dice il core. Teofane. OttoneSpera si, mio caro bene. Alceste. AdmetoSpererò, poichè mel dice. Narciso. AgrippinaSpero per voi, sì, begli occhi, in questo dì. Polinesso. AriodanteSpero placare quel caro volto. Fraarte. RadamistoSpirto amato dell' idol mio. Cleofide. PoroSposo ingrato, parto si. Polissena. RadamistoStà nell'Ircana pietrosa tana. Ruggiero. AlcinaStimulato dalla gloria. Orlando. OrlandoStragi, morti, sangue ed armi. Tiridate. RadamistoSù, Megera, Tisifone, Aletto!. Demetrio. BereniceSulla ruota di fortuna và girando. Eustazio. RinaldoSulla ruota di fortuna và girando. Eustazio. RinaldoSussurrate, onde vezzosa. Amadigi. AmadigiSventurato, godi, oh core. Floridante. FloridanteTacerò, pur chè fedele. Ottone. AgrippinaTacerò; mà non potrai. Floridante. FloridanteT'amai, quant' il mio cor già seppe amarti. Amadigi. AmadigiTanti affanni ho nel core, ch'il dolore. Ottone. OttoneT'appresta forse amore sol gioje e sol piacer. Ormonte. OttoneTempesta e calma sento nell' alma. Rossane. AlessandroTengo in pugno l'idol mio. Teseo. TeseoTergi l'ingiuste lagrime. Massimo. EzioThus when the sun. SamsonThy glorious deeds inspired my tongue. SamsonTi credo, si, ben mio. Clizia. TeseoTi pentirai, crudel! d'avermi offesa un di. Oriana. AmadigiTi vo' giusta e non pietosa. Ottone. AgrippinaTiene Giove in mano il folgore. Altomaro. SosarmeTiranna, la sorte a l'alma mia forte. Poro. PoroTiranna, mà bella, m'uccide e m'alletta. Lotario. LotarioTornami a vagheggiar. Alcina. AlcinaTorrente cresciuto per torbida piena. Alessandro. PoroTortorella, che rimira presa al laccio la compagna. Selene. BereniceTotal eclipse!. SamsonTra caligini profonde. Zoroastro. OrlandoTra queste care ombre gradite. Teofane. OttoneTra speme e timore. Oronte. AlcinaTraditore, traditore! così vago di sembiante. Berenice. BereniceTrema, tiranno, ancor dice a ti il fato allor. Gismonda. OttoneTroppo sofferse già questo mio petto (Polissena). Polissena. RadamistoTroppo sofferse già questo mio petto (Zenobia). Zenobia. RadamistoTu ben degno sei dell' allor. Agrippina. AgrippinaTu mia speranza, tu mia conforto. Dardano. AmadigiTu preparati a morire, se mentire. Ariodante. AriodanteTu puoi straziarmi, puoi tormentarmi. Adelberto. OttoneTu solcasti il mare infido agitata navicella. Meleagro. AtalantaTu vivi, e punito rimange l'eccesso. Lurcanio. AriodanteTu vuoi ch'io parta, io parto. Polissena. RadamistoTuo ben è'l trono, io non. Poppea. AgrippinaTutta raccolta. EzioUn disprezzato affetto, un misero sospetto. Ottone. OttoneUn guardo solo, pupille amate, conforto al duolo. Ulisse. DeidamiaUn lampo è la speranza, fà lume. Admeto. AdmetoUn lusinghiero dolce pensiero. Rossane. AlessandroUn momento di contento. Oronte. AlcinaVà, dal furor portata. Massimo. EzioVà, perfido! quel cor mi tradirà. Deidamia. DeidamiaV'accendano le tede i raggi delle stelle. Giunone. AgrippinaVado al campo a combatter col pianto. Erenice. SosarmeVado, corro al mio tesoro. Amadigi. AmadigiVaga e bella ogn' or vedrai. Fraarte. RadamistoVaghe fonti, che mormorando. Ottone. AgrippinaVaghe perle, eletti fiori. Poppea. AgrippinaVaghe pupille, nò, non piangete, nò. Orlando. OrlandoVanne a colei che adori. Matilde. LotarioVanne lungi dal mio petto. Melissa. AmadigiVanne, sorella ingrata. Radamisto. RadamistoVano amore, lusinga, diletto. Alessandro. AlessandroVedi l'ape ch'ingegnosa. Fabio. BereniceVedrai con tuo periglio. Poro. PoroVedrò frà poco, se l'idol mio cangiò desio. Alceste. AdmetoVedrò più liete e belle, oh vago. Lotario. LotarioVeni, o figlio, e mi consola, che se il viver. Gismonda. OttoneVenti, turbini, prestate le vostre ali. Rinaldo. RinaldoVenti, turbini, prestate le vostre ali. Rinaldo. RinaldoVerdi allori, sempre unito. Medoro. OrlandoVerdi piante, erbette liete, vago rio. Angelica. OrlandoVerdi prati e selve amene. Ruggiero. AlcinaVezzi, lusinghe, e brio. Ginevra. AriodanteVi fida lo sposo, vi fida il regnante. Valentiniano. EzioVi sento, sì, vi sento, rimorsi. Berengario. LotarioVibra, cortese Amor, un' altro strale. Tassile. AlessandroVieni, oh cara. Claudio. AgrippinaVieni, oh cara, a consolarmi. Argante. RinaldoVieni, oh cara, a consolarmi. Argante. RinaldoVieni, torna, idol mio. Agilea. TeseoVil trofeo d'un alma imbelle. Alessandro. PoroVile! se mi dai vita. Radamisto. RadamistoVinto è l'Amor da sdegno. Matilda. OttoneVivere per penare, nò, che non voglio. Elmira. FloridanteVo' far guerra, e vincer voglio. Armida. RinaldoVo' far guerra, e vincer voglio. Armida. RinaldoVoglio stragi, e voglio morte. Egeo. TeseoVoi che udite il mio lamento. Ottone. AgrippinaVola l'augello del caro nido, mà sempre fido. Elmira. SosarmeVolate, amori, di due bei cori. Ginevra. AriodanteVoli colla sua tromba. Il Rè di Scozia. AriodanteVolo pronto, e lieto il core. Narciso. AgrippinaVorrei poterti amar il cor ti vorrei dar. Medoro. OrlandoVorrei vendicarmi. Bradamante. AlcinaVorrei, nè pur saprei. Elmira. SosarmeVuol ch'io serva amor la bella. Tigrane. RadamistoWhere Shall I seek the Charming Fair?. Acis. Aci, Galatea e PolifemoWhere'er you walk. SemeleWould you gain the tender creature. Aci, Galatea e PolifemoWould You Gain the Tender Creature. Damon. Aci, Galatea e Polifemo
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Georg Friedrich Händel (laut Taufregister Georg Friederich Händel, anglisiert: George Frideric Handel; * 23. Februar/ 5. März 1685 in Halle (Saale); † 14. April 1759 in London) war ein deutscher Komponist des Barocks, der seit 1727 britischer Staatsbürger war. Sein Hauptwerk umfasst 42 Opern und 25 Oratorien – darunter Messiah mit dem weltbekannten Chor „Halleluja“ –, Kirchenmusik für den englischen Hof, Kantaten, zahlreiche Werke für Orchester sowie Kammer- und Klaviermusik. Händel, dessen künstlerisches Schaffen sich auf alle musikalischen Genres seiner Zeit erstreckte, war gleichzeitig als Opernunternehmer tätig. Er gilt als einer der bedeutendsten Musiker der Geschichte.
Händel wurde im selben Jahr wie Johann Sebastian Bach und Domenico Scarlatti geboren. Die einzige Quelle zu Händels Jugend ist die von dem Theologen John Mainwaring 1760 in London veröffentlichte Biografie Memoirs of the life of the Late George Frederic Handel. Die Angaben zu den frühen Jahren des Komponisten scheint Mainwaring in direkten Gesprächen mit diesem selbst gewonnen zu haben. Neuere Biografen konnten allerdings nachweisen, dass die Chronologie der von ihm geschilderten Ereignisse nicht korrekt sein kann. Da Händel selbst sich nur spärlich über seine Jugend geäußert hat, bleibt das Wissen um diesen Lebensabschnitt bruchstückhaft.
Seinem Biografen Mainwaring zufolge strebte Händels Vater Georg, der von Beruf Leibchirurgus und geheimer Kammerdiener war, für seinen Sohn eine juristische Karriere an und stand dessen musikalischen Interessen äußerst ablehnend gegenüber. Mutter Dorothea Händel (geb. Taust) (1651-1730) widmete sich neben den zahlreichen häuslichen Pflichten der Erziehung und Ausbildung ihrer Kinder, wobei – ähnlich wie in ihrem Elternhaus – der Musik ein breiter Raum eingeräumt wurde. Gegen den anfänglichen Widerstand ihres Ehemannes förderte sie insbesondere die musische Begabung ihres Sohnes Georg Friedrich.
Der Widerstand des Vaters habe sich erst anlässlich eines Besuchs beim Herzog von Sachsen-Weißenfels auf Schloss Neu-Augustusburg gelegt, auf dem der Hofstaat des Herzogs seit 1680 residierte. Händel, damals noch keine acht Jahre alt, habe dort in Anwesenheit des Herzogs die Orgel gespielt. Dieser habe das Talent des Jungen sofort erkannt und den Vater überzeugt, Georg Friedrich als Musiker ausbilden zu lassen.
Nach der Rückkehr nach Halle wurde Händel Schüler von Friedrich Wilhelm Zachow, dem Komponisten und Musikdirektor der Marktkirche Unser Lieben Frauen. Zachows Kompositionsstil zeichnet sich einerseits durch weitgespannte Großräumigkeit und andererseits durch (besonders in den Chören seiner Kantaten) atemberaubende kontrapunktische Verdichtungen aus. Nicht nur Händel hat später thematische Materialien von Zachow aufgegriffen und kunstvoll verarbeitet, sondern auch Johann Sebastian Bach, der sich nach Zachows Tod auch um dessen Nachfolge bewarb. Händel erhielt nun bei Zachow eine grundlegende Kompositions- und Instrumentalausbildung. Ab seinem neunten Lebensjahr, heißt es bei Mainwaring, begann Händel „Kirchenstücke [Kantaten] mit [Gesangs-]Stimmen und Instrumenten zu setzen [komponieren]“. Während seiner Lehrzeit verfasste Händel auch zusätzlich eine Harfenstimme zu Zachows Kantate Herr, wenn ich nur dich habe.
Laut Mainwaring reiste Händel 1698 mit seinem Vater an den brandenburgischen Hof in Berlin. Dies kann aber spätestens Anfang 1697 gewesen sein, da Georg Händel im Februar d. J. starb. Andererseits kann das beschriebene Zusammentreffen mit den Komponisten Giovanni Bononcini und Attilio Ariosti erst später stattgefunden haben, da diese Berlin erst 1702 bzw. im späten 1697 erreichten. Möglicherweise war der junge Händel mehrmals am Berliner Hof. Kurfürst Friedrich III., als Herzog von Magdeburg sein Landesherr, war vom Können des Zwölfjährigen so beeindruckt, dass er Händels Vater anbot, dem Sohn eine Musikausbildung in Italien zu finanzieren und ihm nach erfolgreicher Absolvierung eine Anstellung am Berliner Hof zu verschaffen. Händels Vater nahm jedoch, so Mainwaring, das kurfürstliche Angebot nicht an. Der preußische König Friedrich Wilhelm I., der als „Soldatenkönig“ in die Geschichte einging, war später ein außerordentlicher Bewunderer der Kompositionen Händels. Sein Nachfolger und Sohn Friedrich II., selbst Komponist und darüber hinaus ein exzellenter Flötist, bemühte sich nach Händels Tod vergeblich, dessen Autographe zu erwerben.
1701 machte Georg Philipp Telemann auf seiner Reise von Magdeburg nach Leipzig in Halle Station, um den „damahls schon wichtigen Hrn. Georg Fr. Händel“ kennenzulernen. Wie Telemann berichtet, ergab sich daraus eine lebenslange konstruktive und produktive Zusammenarbeit zwischen beiden Komponisten: „[…] in melodischen Sätzen […] und deren Untersuchung, hatten Händel und ich, bey öfftern Besuchen auf beiden Seiten, wie auch schrifftlich, eine stete Beschäfftigung.“ 1702 immatrikulierte sich Händel an der neugegründeten Universität in der Ratswaage in Halle, um bei Christian Thomasius Rechtswissenschaft zu studieren, der als Erster seine Vorlesungen in deutscher Sprache hielt und zur Beendigung der Hexenverfolgung beitrug. Am 13. März 1702 übernahm Händel auch den Organistenposten am Hallenser Dom für ein Probejahr, da der dortige Kantor Leporin kurzfristig entlassen worden war. Es sollte die einzige traditionelle Musikeranstellung in seinem Leben bleiben.
Wie der englische Musikgelehrte und Weltreisende Charles Burney überliefert, sagte Händel später selbst über diese Zeit: „Ich schrieb damals wie der Teufel, am meisten für die Hoboe, die mein Lieblingsinstrument war.“
Im Sommer 1703 begab sich Händel nach Hamburg. Unter der Leitung des Komponisten Reinhard Keiser wurde das 1678 am Gänsemarkt als Opern-Theatrum eröffnete erste bürgerliche deutsche Opernhaus Anziehungspunkt für junge Musiker. In jenem Opernorchester spielte Händel anfangs Violine, später Cembalo. Er befreundete sich mit dem Komponisten, Dirigenten und Sänger Johann Mattheson, der später einflussreiche musiktheoretische Schriften wie Das Neu-Eröffnete Orchestre (1713), Der vollkommene Kapellmeister (1739) und das Musikerlexikon Grundlage einer Ehren-Pforte (1740) schrieb. Als an der Lübecker Marienkirche der Posten des berühmten Komponisten und Organisten Dieterich Buxtehude vakant wurde, weil dieser wegen seines hohen Alters in den Ruhestand gehen wollte, reisten Händel und Mattheson im August 1703 zusammen nach Lübeck. Aber keiner von beiden bewarb sich um die Stelle, denn der erfolgreiche Kandidat hätte gemäß der Tradition die älteste Tochter Buxtehudes heiraten müssen.
Am 5. Dezember 1704 kam es mitten in der Vorstellung von Matthesons Oper Cleopatra zu einer Auseinandersetzung zwischen Händel und Mattheson. Ersterer weigerte sich, dem Komponisten den Dirigentenplatz zu überlassen, als dieser, nachdem er sich in seiner Rolle als Antonius auf der Bühne entleibt hatte, wie üblich wieder seinen Platz am Cembalo einnehmen wollte. Der Streit führte zu einem Degenduell vor der Oper am Gänsemarkt, „welcher für uns beide sehr unglücklich hätte ablaufen können, wenn es Gottes Führung nicht so gnädig gefüget, daß mir die Klinge im Stoßen auf einen breiten, metallenen Rockknopf des Gegners zersprungen wäre“ (Mattheson). Seit diesem Ereignis bestand zwischen beiden ein gespanntes und reserviertes Verhältnis. So bekam Mattheson später von Händel trotz Bitten keinerlei biografische Daten für seine Grundlage einer Ehren-Pforte geliefert. Mattheson wiederum schaltete sich in seiner deutschen Übersetzung von John Mainwarings Händel-Biografie unentwegt mit gehässigen und abwertenden Kommentaren gegenüber Händel ein.
Am 8. Januar 1705 wurde Händels erste Oper Almira in Hamburg aufgeführt. Händel war damit für den nach Weißenfels vor seinen Gläubigern geflohenen Operndirektor Keiser in die Bresche gesprungen, welcher seine schon fertige gleichnamige Oper nun hier nicht herausbringen konnte, weil Händel in seiner Abwesenheit den Kompositionsauftrag erhielt. Zur Premiere allerdings war Keiser wieder in Hamburg und ergänzte Händels Oper mit einem eigenen Epilog. Die Begegnung mit Reinhard Keiser war für Händels Entwicklung als Komponist von entscheidender Bedeutung. Zeitlebens begleiteten ihn Keisers Melodien und Einfälle und tauchen in zahlreichen seiner eigenen Werke wieder auf. Er entnahm vielen Opern Anleihen, besonders der Octavia (1705), und vermutlich befanden sich viele Keiser’sche Partituren in seinem Reisegepäck nach Italien.
Nach dem großen Erfolg seiner Almira ließ er schon am 25. Februar 1705 seine zweite Oper mit dem Titel Die durch Blut und Mord erlangte Liebe, oder: Nero folgen. Diese Oper hatte, wohl wegen des schwachen Librettos, nur drei Vorstellungen und wurde dann abgesetzt. Während die Partitur dieses Werkes verschollen ist, bietet die erhaltene Almira mit ihrer Mischung aus deutscher und italienischer Form sowie Sprache ein lehrreiches Beispiel für die damals am Theater am Gänsemarkt vorherrschende Opernform. Viele Themen und Kontrapunkte aus seiner ersten Oper verarbeitete Händel in späteren Werken. So baute er mit dem Thema Lebet beglücket, höchst seeliges Paar, das Almira im Rezitativ (3. Akt, Szene XVIII) intoniert, wenig später in Italien den grandiosen Schlusschor Gloria Patri vom Dixit Dominus.
In Hamburg komponierte Händel 1706 noch eine weitere Oper: Florindo und Daphne, die aber solchen Umfang annahm, dass sie in zwei Werke aufgeteilt werden musste: Der beglückte Florindo und Die verwandelte Daphne. Zur Uraufführung dieser Doppeloper Anfang 1708 war Händel aber längst in südlichen Gefilden. Auch die Musik gilt größtenteils als verschollen. Nachdem Händel schon mehrmals Angebote von adligen Mäzenen für eine Italienreise abgelehnt hatte, darunter wahrscheinlich eines von Ferdinando de’ Medici, reiste er im Sommer oder Herbst 1706 auf eigene Kosten nach Italien. Er ließ zwei Kisten mit Kompositionen zurück, die allerdings heute verloren sind.
Inspiriert von den kontrapunktischen Lektionen von Friedrich Wilhelm Zachow und der Melodien-Erfindungsgabe von Reinhard Keiser, machte er sich also auf den Weg, die italienische Schreibweise kennenzulernen.
Händels Studienreise durch Italien währte vier Jahre. Er machte unter anderem Station in Florenz, Rom, Neapel und Venedig. Die genauen Daten seiner Aufenthalte in diesen Städten sind nur teilweise bekannt: zunächst Florenz, dann ab 14. Januar 1707 Rom, ab Herbst 1707 Florenz, seit Februar 1708 wieder Rom, Ende April 1708 Neapel, Juli 1708 Rom und irgendwann in 1709 Venedig, Florenz und wieder Venedig. Im Frühjahr 1710 reiste er in Richtung Heimat ab.
Aus jener Zeit sind viele Anekdoten überliefert, so von Treffen mit Arcangelo Corelli und Antonio Lotti sowie Alessandro und Domenico Scarlatti. Händel wurde hier als „Il Sassone“ (der Sachse) berühmt. Als Domenico Scarlatti auf dem Karneval in Venedig den maskierten Händel inkognito auf einem Cembalo spielen hörte, soll er ausgerufen haben: „Das ist entweder der berühmte Sachse oder der Teufel!“ Mainwaring berichtet, dass es zwischen Corelli und Händel zu Meinungsverschiedenheiten über die Ausführung der doppelten Punktierung in den langsamen Ecksätzen der (ursprünglichen) französischen Ouvertüre zu Il trionfo del Tempo e del Disinganno kam. Ungeduldig soll Händel Corelli die Geige aus der Hand gerissen haben, um zu demonstrieren, wie er sich die Ausführung dieser Punktierung wünschte. Corelli, ein liebenswürdiger Mann, sagte daraufhin: “Ma, caro Sassone, questa Musica è nel Stylo Francese, di ch’io non m’intendo” („Aber mein lieber Sachse, diese eure Musik ist nach dem französischen Stil eingerichtet, darauf ich mich gar nicht verstehe“). Corelli zum Gefallen komponierte Händel eine neue Ouvertüre im italienischen Stil.
In Italien brachte Händel zwei Opern auf die Bühne, den Rodrigo (November 1707) in Florenz und die Agrippina (26. Dezember 1709) in Venedig. Das Libretto zur Agrippina verfasste Vincenzo Grimani, Kardinal und Vizekönig von Neapel (1652–1710). Diese Oper gilt allgemein als der eigentliche Durchbruch in Händels Opernstil. Die Ouvertüre zu Agrippina, mit dem erregt tremolierenden Fugenthema über ein kleines Hexachord, zählt zu Händels herausragendsten Opern-Ouvertüren. Für Rom, wo auf Grund kriegerischer Ereignisse und eines Erdbebens Opernaufführungen durch Papst Clemens XI. verboten waren, schuf er zwei Oratorien, das geistliche La Resurrezione (Frühjahr 1708) und das allegorische Il Trionfo del Tempo e del Disinganno (Frühjahr 1707). Den Text zu Il Trionfo verfasste Kardinal Benedetto Pamphili. Dieser war neben Kardinal Pietro Ottoboni ein bedeutsamer Gönner und Förderer Händels. Den Stoff Il Trionfo bearbeitete Händel in London noch zweimal: 1737 und zuletzt 1757 als The Triumph of Time and Truth (Der Triumph der Zeit und der Wahrheit).
Des Weiteren komponierte Händel in Italien das berühmte Dixit Dominus (Psalm 110), die Serenata Aci, Galatea e Polifemo (Neapel 1708) sowie zahlreiche Chor- und Solokantaten. Er begründete damit in Italien seinen späteren Weltruhm.
1709 erhielt Händel als Reaktion auf die sensationelle Premiere der Agrippina in Venedig eine Einladung an den Hof des Kurfürsten Georg Ludwig von Hannover. Gleichzeitig sprach Charles Montagu, Earl of Manchester eine Einladung an den englischen Hof aus. Händel, auch noch mit einem Empfehlungsschreiben für Prinz Karl von Neuburg in Innsbruck ausgestattet, wandte sich zunächst Innsbruck zu, welches er aber am 9. März 1710 wieder verließ. Am 4. Juni 1710 erreichte er (sicherlich nach einem Aufenthalt in Halle) Hannover, und schon wenige Tage später wurde ihm dort der Posten des Kapellmeisters für jährlich 1500 Reichsthaler angeboten. Er nahm das Angebot an, ließ sich aber zusichern, hin und wieder für längere Zeiträume vom Hof abwesend sein zu dürfen. Diese Option nutzte er bald aus: Schon gegen Ende des Jahres reiste er nach London.
Wie lange Händel in England bleiben wollte, wissen wir nicht, jedenfalls schreibt Mainwaring: „Seine Begierde war noch nicht gesättiget und so weit davon entfernet, solange noch ein musikalischer Hof zu finden war, den er nicht gesehen hatte.“ Er blieb zunächst ein Jahr in London und reizte damit sein Urlaubsmaximum aus. Hier war gerade fünf Jahre zuvor das Königliche Theater am Haymarket („Queen’s Theatre“) mit einer Oper des Deutschen Greber eröffnet worden. Das war alles, was London an italienischer Oper bislang zu bieten hatte, eine englische Oper gab es nicht. An diesem Theater erntete Händel am 24. Februar 1711 seinen ersten großen Erfolg in England mit der Uraufführung seiner Oper Rinaldo. So erfolgreich die Musik war, so umstritten waren die eingesetzten Bühneneffekte, derer es viele gab und die von Kritikern als kindisch und absurd verurteilt wurden. So ließ man während einer Gleichnis-Arie, in der die Vögel das Vergleichsobjekt waren, Spatzen auf die Bühne fliegen. Aus dieser Oper stammt die bekannte Sarabanden-Arie Lascia ch’io pianga mit einem Thema, das Händel zuvor schon in Almira und Il Trionfo verwandt hatte. Sie gehört, neben Cleopatras V’adoro, pupille, saette d’Amore aus Julius Cäsar und dem Largo (eigentlich ein Larghetto) Ombra mai fu aus der Oper Xerxes, seit fast drei Jahrhunderten zum Standardrepertoire berühmter Sänger und Sängerinnen. Nach dem Ende der Opernsaison kehrte Händel Anfang Juni 1712 nach Hannover zurück, nicht ohne zwischendurch eine Einladung an den Düsseldorfer Hof des Pfalzgrafen Johann Wilhelm angenommen zu haben. Dieser stattete ihn mit einem Entschuldigungsschreiben für Hannover aus, in dem er bedauerte, dass er Händel aufgehalten habe. Dort angekommen, schrieb Händel für die Kurprinzessin und spätere britische Königin Caroline von Brandenburg-Ansbach unter anderem eine Reihe von Vokalduetten und „eine Menge von Sachen für Stimmen und Instrumente“ (Mainwaring).
Nach nur wenigen Monaten ersuchte Händel den Kurfürsten, nach London zurückkehren zu dürfen, was ihm erlaubt wurde „mit dem Bedinge, sich nach Verlauf einer geziemenden Zeit wieder einzustellen“ (Mainwaring). Im Oktober 1712 begab er sich also wieder nach London, wo er – von Reisen abgesehen – den Rest seines Lebens verbrachte und zum berühmtesten und einflussreichsten Komponisten des Landes wurde. Händel wohnte zunächst ein Jahr bei einem reichen Musikliebhaber namens Andrews in Barn Elms, Surrey (dem heutigen Barnes). Drei weitere Jahre lebte er beim Earl of Burlington in London (Piccadilly). Die Hauptwerke dieser Periode sind vier italienische Opern und das Utrechter Te Deum und Jubilate im Auftrag von Königin Anne, nach dessen Aufführung sie ihm eine lebenslange Pension von 200 Pfund jährlich gewährte.
Obwohl Händel seine Abwesenheit vom Hof in Hannover weit überdehnte, ist kein Versuch des Kurfürsten Georg dokumentiert, ihn an seine Verpflichtung in Hannover zu erinnern. Im Oktober 1714 wurde der Kurfürst in der Londoner Westminster Abbey als Georg I. zum König von Großbritannien und Irland gekrönt. In seinem Auftrag komponierte Händel später die Wassermusik, die bei einem Fest auf der Themse wahrscheinlich erstmals 1717 gespielt wurde. Der König verdoppelte Händels Gehalt. Später wurde Händel auch der Musiklehrer der Töchter des Königs. (Händel gab später an, nur Prinzessin Anne unterrichtet zu haben.) 1716 folgte er dem König kurzzeitig zurück auf deutschen Boden, wo er auch seine Verwandten in Halle besuchte und einen Abstecher nach Ansbach machte. Hier traf Händel auch seinen Kommilitonen Johann Christoph Schmidt (1683–1763) aus der halleschen Studienzeit wieder. Dieser ging mit ihm fortan nach London und wurde bis zu seinem Tod dessen Sekretär, Buchhalter und musikalischer Assistent. Schmidts Sohn gleichen Namens, engl. John Christopher Smith (1712–1795), übernahm dann diese Funktion und tat sich darüber hinaus als Komponist und Bearbeiter Händel’scher Werke hervor, besonders nach dessen Tod.
In dieser Zeit komponierte Händel die Passion Der für die Sünde der Welt gemarterte und sterbende Jesus, nach einer damals beliebten Dichtung des Hamburgers Barthold Heinrich Brockes. Diese wurde aber erst 1719 ebenda aufgeführt. Dieser Text wurde auch von Reinhard Keiser, Johann Mattheson und Georg Philipp Telemann vertont, und selbst Johann Sebastian Bach benutzte daraus manche Arientexte für seine Johannes-Passion.
Nach seiner Rückkehr nach Großbritannien trat er im Sommer 1717 als Hauskomponist in die Dienste des Earl of Carnarvon, des späteren Duke of Chandos. Hier versammelte sich ein progressiver Literatenkreis, dem auch John Gay und Alexander Pope angehörten. Händels Werke, die er für die Herzogsresidenz Cannons in Edgware komponierte, umfassen die elf Chandos Anthems sowie die erste Fassung von Esther und die völlig neue englische Fassung von Acis and Galatea (Text: John Gay). In Cannons vollendete Händel wahrscheinlich auch die 1720 im Selbstverlag veröffentlichten Suites de Pièces pour le Clavecin (1. Sammlung), die unter anderem die bekannten Variationen enthalten, denen man später den Namen The Harmonious Blacksmith („Der harmonische Grobschmied“) gab.
Der Name des Ortes Cannons (auch Canons) war zugleich Programm: Der Duke of Chandos und sein Kreis brachten auf diese Weise zum Ausdruck, dass es um die Errichtung von musikalischen Maßstäben ging (lat. canon, griech. kanón, dt. Kanon: Maßstab, Richtschnur, Regel).
Händels Aufenthalt in Cannons endete etwa im Frühjahr 1719, als die Vorbereitungen für ein neues Opernunternehmen auf Subskriptionsbasis am King’s Theatre begannen, die Royal Academy of Music mit Händel als musikalischem und dem Schweizer Johann Jacob Heidegger als Verwaltungsdirektor. Für die Anwerbung einer Sängertruppe, insbesondere des Starkastraten Senesino, reiste Händel nach Dresden, war aber nur teilweise erfolgreich: Er konnte für die anstehende Saison nur die Sopranistin Margherita Durastanti gewinnen, die er schon aus Italien kannte (Agrippina). Senesino kam erst ein Jahr später und blieb bis zum Zusammenbruch der Akademie (1728) für eine Gage von letztlich 2000 Pfund pro Jahr. Händels erste und sehr erfolgreiche Oper für diese Opernakademie, Radamisto, wurde erstmals am 27. April 1720 aufgeführt. Neben Händel beschäftigte die Akademie zeitweise noch die Komponisten Giovanni Bononcini und Attilio Ariosti. Das Publikum spaltete sich in Parteien, die sich entweder hinter Händel oder Bononcini stellten. Insbesondere in der Anfangszeit waren Bononcinis Aufführungen erfolgreicher als Händels. Händels Dominanz wurde erst etwa ab der dritten Saison spürbar, und in den folgenden Jahren schrieb er einige seiner bedeutendsten und heute populärsten Opern wie Giulio Cesare, Tamerlano und Rodelinda.
Nach heutigen Erkenntnissen war die Opernakademie von Anfang an unterfinanziert und nur in den besten Zeiten wirtschaftlich tragfähig. Das Management versuchte dadurch zum Erfolg zu kommen, dass es noch mehr Starsänger einkaufte. Ab Januar 1723 wurde Francesca Cuzzoni für zunächst 1500 Pfund pro Saison und ab Mai 1726 Faustina Bordoni, die spätere Ehefrau des Dresdner Hofkomponisten Johann Adolph Hasse, für unglaubliche 2500 Pfund für die Spielzeit engagiert. Beide Primadonnen waren miteinander verfeindet. Am 6. Juni 1727 beschimpften und schlugen sie sich, lautstark angefeuert von ihren jeweiligen Anhängern, während der Vorstellung auf offener Bühne. Durch die hohen Gagen, die beide Sängerinnen und Senesino erhielten, wurde das Opernunternehmen nicht nur finanziell sehr stark belastet, sondern man fragt sich heute, wie es überhaupt zeitweise funktionieren konnte, denn das Gesamtbudget einer Opernspielzeit wurde von der Ipswich Gazette für die Spielzeit 1732/33 mit zwischen 9.000 und 12.000 Pfund angegeben. Selbst wenn der Etat für Händels erste Opernakademie etwas höher gewesen sein mochte, mussten doch die 8.000 Pfund für die drei Sänger und Händel erst einmal aufgebracht werden, und dabei waren der Impresario, die anderen Sänger, Theatermiete, Orchester, Bühnenbild, Kostüme noch nicht bezahlt. (Händel bekam für das Komponieren und Kopieren einer Oper 1.000 Pfund. Pro Spielzeit schrieb er meist zwei Opern.) Hinzu kam, dass sich der Publikumsgeschmack zunehmend leichteren und politisch-satirischen englischsprachigen Musikdarbietungen zuneigte, wofür 1728 der rauschende Erfolg von John Gays und Johann Christoph Pepuschs The Beggar’s Opera symptomatisch war. Höhepunkt der Bettleroper soll eine Parodie auf Händels populären „Kreuzrittermarsch“ aus dessen Rinaldo gewesen sein – gesungen von „Bettlern“, „Dieben“ und „Gaunern“. (Die Oper stand Modell für Die Dreigroschenoper von Bertolt Brecht und Kurt Weill.) Nach der Saison 1727/28 wurde die Opernakademie aufgelöst. Persönlich nahm Händel, der seit 1727 englischer Staatsbürger war, an dem Scheitern der Akademie jedoch keinen Schaden.
Auch finanziell erging es Händel zu dieser Zeit gut, das Geschäft mit seiner eigenen Musik blühte. So war er etwa am Verkauf von Eintrittskarten und Noten beteiligt; die Pension, die er vom englischen Königshaus erhielt, machte nur etwa ein Viertel seines Einkommens aus. Abgesehen von der Südseeblase, durch die auch Händel im Jahre 1721 viel Geld verlor, ging er mit seinem Vermögen geschickt und vorsichtig um, indem er etwa in Staatsanleihen der Bank von England investierte, und verdiente so zeitweise umgerechnet bis zu einer Million Euro im Jahr. In dieser Zeit kaufte Händel auch das Haus in der Lower Brook Street (Nähe Hanover Square), in dem er bis zu seinem Tode wohnte.
Nach der Auflösung der Opernakademie startete Händel gemeinsam mit Johann Jacob Heidegger (diesmal Impresario) ein neues Unternehmen, das in der Literatur auch als „die zweite Opernakademie“ bezeichnet wird. Sie übernahmen den Fundus der Akademie, mieteten das King’s Theatre für fünf Jahre und Händel reiste im Februar 1729 nach Italien, um neue Sänger anzuwerben. Nach den schlechten Erfahrungen mit dem extravaganten Konzept der ersten Opernakademie war das neue Ensemble durchweg bescheidener angelegt, u. a. mit dem Altkastraten Antonio Bernacchi als neuem Star, der Sopranistin Anna Strada del Pó und Händels altem Schulfreund aus Halle, dem Bassisten Johann Gottfried Riemschneider. Auf der Rückreise im Frühsommer 1729 besuchte Händel vermutlich seine Mutter in Halle und machte in Hannover (Anfang Juni) und Hamburg Halt.
Das neue Opernunternehmen eröffnete am 2. Dezember 1729 mit Lotario, hatte aber nur moderaten Erfolg, so dass für die nächste Saison wieder Senesino als Zugnummer engagiert wurde. Eher zufällig wurde Händels Interesse auf das Oratorium gelenkt. 1732 wurden seine beiden englischsprachigen Masques Esther und Acis and Galatea aus der Cannons-Zeit unautorisiert gespielt. Händel antwortete jeweils schnell darauf, indem er eigene neue Fassungen erstellte und mit Erfolg aufführte.
Die nächste Saison 1732/33 bestritt er weitgehend mit der Aufführung von Oratorien. Darunter war auch das weitgehend aus altem Material bestehende Oratorium Deborah. Im Sommer reiste Händel mit seinem Ensemble nach Oxford. Dort brachte er im Sheldonian Theatre der Universität sein Oratorium Athalia erfolgreich zur Uraufführung. Das Halleluja in d-Moll, das den ersten Akt beschließt, ist eine Doppelfuge über die sechs geteilten Solmisationssilben UT-FA RE-SOL MI-LA: Händels Hommage an Guido von Arezzos (~992–1050) Hexachord-System. Als Gegenthema (Kontrasubjekt) zu Arezzos geteilten Silben (Syllaben) erwählte Händel, leicht figuriert, das Hauptthema (Subjekt) der Fuge aus seiner achten f-Moll-Claviersuite, HWV 433. Einem Pressebericht zufolge sollte ihm von der Universität die Ehrendoktorwürde verliehen werden, die er aus unbekannten Gründen ablehnte. Der Erfolg seiner Athalia in Oxford veranlasste Händel jedoch keineswegs, die niedergehende italienische Oper aufzugeben.
Im Dezember 1733 wurde von einer rivalisierenden Operngesellschaft die Opera of the Nobility (die sogenannte Adelsoper) im Lincoln’s Inn Fields Theatre eröffnet, mit Nicola Antonio Porpora als Komponisten. Zuvor hatte diese Gesellschaft fast Händels gesamtes Sängerensemble einschließlich Senesino abgeworben, nur die Sopranistin Anna Maria Strada blieb bei Händel. Da es in London keinen Markt für zwei konkurrierende Opernhäuser gab, kam es zu einem ruinösen Wettbewerb. Die Situation verschärfte sich noch dadurch, dass zum Ende der Saison Händels Mietvertrag auslief und Heidegger das King’s Theatre an die Adelsoper vermietete. Dazu gelang es der Adelsoper noch, den berühmten italienischen Kastraten Farinelli zu engagieren.
Die beiden Opernunternehmen spalteten nicht nur das Londoner Opernpublikum in zwei Lager, sondern auch die königliche Familie. So protegierte der Prince of Wales Friedrich Ludwig von Hannover die Adelsoper. Händels Meisterschülerin Prinzessin Anne ergriff dagegen leidenschaftlich Partei für Händel. Noch viele Jahre später, 1770 in Bologna, erzählte Farinelli Charles Burney, wie er nach seiner Ankunft in London „zum ersten Male bei Hofe“ dem König Georg II. vorsang. Dabei habe „ihm die königliche Prinzessin, die nachmalige Prinzessin von Oranien, mit dem Flügel (d.h. auf dem Cembalo) begleitet, welche verlangte, dass er zwei von Händels Arien vom Blatt [prima vista] wegsingen sollte, die in einem Schlüssel und einer Schreibart gesetzt waren, welche er gar nicht gewohnt war“. Annes Kunst im Generalbassspiel wurde noch 1763 von Friedrich Wilhelm Marpurg in seinen Kritischen Briefen über die Tonkunst erwähnt. Händel selbst vertraute einmal dem aus Hamburg stammenden Groninger Organisten Jacob Wilhelm Lustig an, dass sie für ihn „die Blüte aller Prinzessinnen“ sei.
Händel zog nun in das neuerbaute Covent Garden Theatre um und führte das Opernunternehmen (also die „dritte Opernakademie“) in eigener Regie und auf eigene finanzielle Verantwortung. Trotz des Dahinsiechens des Unternehmens komponierte er in dieser Zeit Werke wie Ariodante und Alcina, die zusammen mit Orlando zu den bedeutendsten nach dem Zusammenbruch der ersten Akademie zählen. 1737 kam es zum Bankrott, aber auch die Adelsoper ging pleite und musste aufgelöst werden. Bezeichnenderweise war wieder ein Werk der populäreren „leichten Muse“ der „Sargnagel“ des Unternehmens: die Opernparodie The Dragon of Wantley (Libretto: Henry Carey) des deutschen Komponisten Johann Friedrich Lampe. Diese hatte insgesamt mehr Vorstellungen als seinerzeit die Bettleroper. Händel erlitt einen Schlaganfall mit Lähmungserscheinungen, erholte sich bei einem Kuraufenthalt in den Aachener Thermalquellen in Burtscheid jedoch schnell wieder und komponierte mit der alten Produktivität.
Wenngleich Händel bis zu seiner letzten Oper Deidamia 1741 noch zahlreiche Versuche unternahm, die Oper fortzuführen, trat 1739 mit Saul und Israel in Egypt allmählich das Oratorium in den Vordergrund. Dazu kamen Wiederaufnahmen früherer Werke, darunter auch das 1736 komponierte Alexander’s Feast or The Power of Music, dem Händel 1739 eine Ode for St. Cecilia’s Day hinzufügte. Den Text zu beiden Cäcilienoden – Gedichte zu Ehren der heiligen Cäcilia – hatte John Dryden verfasst. Drydens Ode gilt als Meisterwerk englischer Dichtkunst. Bald darauf, 1740, vertonte Händel Verse eines weiteren großen englischen Dichters: L’Allegro, il Penseroso ed il Moderato von John Milton. Der dritte Teil Il Moderato war allerdings nicht aus der Feder von Milton, sondern von Charles Jennens (1700–1773), dem Librettisten von Händels Oratorien Saul, Messiah und Belshazzar.
Eine Reise Händels 1740 nach Deutschland ist kaum dokumentiert. Möglicherweise hatte er noch Absichten, ein neues Opernunternehmen zu gründen, und war auf der Suche nach Sängern; oder er war am Berliner Hof, wie es der Hamburger Relations-Courier meldete, um seine beruflichen Chancen in Deutschland zu prüfen.
1742 weilte Händel in Dublin und brachte dort sein Oratorium Messiah zugunsten von Schuldgefangenen und Armenkrankenhäusern zur Uraufführung. Die Alt-Partie sang Susanna Maria Cibber (1714–1766), eine Schwester des Komponisten Thomas Augustin Arne, die bald danach in London erste Schauspielerin am Theater des berühmten Shakespeare-Darstellers David Garrick wurde. Auch später in London überließ Händel die Erlöse seiner Messiah-Aufführungen Armen und Entrechteten. Hinter der Themenskizzierung für die Amen-Fuge notierte Händel eine irische Tanzmelodie, die er (in deutscher Sprache) als „Ballet“ D[e]r arme Irische Junge bezeichnete. Einmal jährlich führte er Messiah zugunsten des Londoner Foundling Hospital auf, dessen ehrenamtlicher Co-Direktor er neben William Hogarth war, dem sozialkritischen Maler, Grafiker und Verfasser der Analysis of Beauty. Kurz vor seiner Rückreise nach London begegnete Händel noch dem schon geistig verwirrten Autor von Gullivers Reisen, Jonathan Swift.
Nach dieser Zeit komponierte Händel keine Opern mehr. Stattdessen gab es von 1743 bis 1752 eine durchgehende Reihe von ein bis zwei neuen Oratorien pro Saison, die meisten davon zu Themen aus dem Alten Testament, aber auch die weltlichen Musikdramen Hercules und Semele, deren Sopranpartien, wie in vielen Werken seit 1737, für Händels neue Primadonna Elisabeth Duparc „la Francesina“ komponiert wurden. Beide Werke, obwohl von Händel nicht so gedacht, werden heute manchmal szenisch aufgeführt und beinahe als englische Opern angesehen, zumal der Text zu Semele ein reines Opernlibretto war.
Noch etliche Zeit versuchten Adelskreise Händel, der sich nun ganz dem Oratorium zugewandt hatte, zu Fall zu bringen. „Die ganze Operngesellschaft ist in Rage über Händel“, notierte eine Zeitgenossin. Anders als zu Zeiten der Adelsoper hatte er zwar als Oratorienkomponist keine Konkurrenz, aber seine Gegner konnten an den Abenden seiner Aufführungen Bälle und Bankette geben, um ihm zu schaden. Breite Bevölkerungsschichten erreichte er bald mit seinen „Siegesoratorien“ nach dem Jakobitenaufstand von 1745, von denen Judas Maccabaeus neben Messiah das zu seinen Lebzeiten populärste Oratorium wurde. Zur Arie des Judas Maccabaeus With honour let desert be crown’d im dritten Akt komponierte Händel ein außergewöhnliches Solo für Trompete, denn ausnahmsweise band Händel für sein Trompetensolo den (bis heute) als „unnatürlich“ geltenden siebenten Oberton auf der Naturtrompete mit ein und brachte mit diesem Kunstgriff die „Doppelnatur des Trompetenklangs“ zur Geltung. Händel bildete mit dem siebten Oberton die Mollterz, wodurch sein „Trompetenklang“ permanent zwischen elegischem a-moll und kriegerischem (teils auch festlichem) D-Dur wechselt. In das Oratorium fügte Händel später zudem den Chor der Jünglinge See, the conqu’ring Hero comes aus dem Oratorium Joshua ein, dessen Melodie später in Deutschland das Adventslied Tochter Zion, freue dich (EG 13) wurde.
Im Jahre 1745 verlieh die 1738 vom Arzt, Mathematiker und Musikwissenschaftler Lorenz Christoph Mizler gegründete Leipziger Correspondierende Societät der musicalischen Wissenschaften Händel die Ehrenmitgliedschaft. Zu den Mitgliedern zählten unter anderem auch Georg Philipp Telemann und Johann Sebastian Bach. (Letztes Mitglied sollte um 1755 Leopold Mozart werden, danach löste sich die Societät auf.)
Im Sommer 1750 unternahm er nochmals eine Reise nach Deutschland aus unbekanntem Grund, nicht ohne vorher sein Testament verfasst zu haben. Auf dieser Reise hatte seine Kutsche einen Unfall in Holland und Händel verletzte sich nach Angaben des General Adviser schwer.
1751 begann Händel mit der Komposition des Oratoriums Jephta. Während der Niederschrift zeigten sich erste Symptome der beginnenden Erblindung – im Schlusschor des zweiten Aktes heißt es: “How dark, O Lord, are thy decrees”. Genau an dieser Stelle muss Händel seine Arbeit unterbrechen und notiert in die Partitur in deutscher Sprache: „Biß hierher komen den 13. Februar 1751, verhindert worden wegen relaxation des Gesichts meines linken Auges. so relax’t.“ Im weiteren Verlauf schließt dieser Chor mit Alexander Popes Maxime aus dem Essay on Man (1734): “Whatever is, is right.” Diese wurde bald in Deutschland Gegenstand heftiger weltanschaulicher Auseinandersetzungen, an denen sich auch Moses Mendelssohn und Gotthold Ephraim Lessing beteiligten. Später übernahm Georg Wilhelm Friedrich Hegel Popes Maxime und kleidete sie in die Worte: „Alles was ist, ist vernünftig“ – vom Hegel-Schüler Heinrich Heine umgedeutet in „Alles, was vernünftig ist, muss sein“. Mit vielen Unterbrechungen sowie unter höchsten Anstrengungen vermochte Händel sein Werk Monate später zu vollenden.
1754 konnte sich Händel endlich bei seinem lebenslangen Freund Telemann, einem Blumenliebhaber, mit einer Kiste exotischer Pflanzenzwiebeln bedanken (wenn auch verspätet, ihm war irrtümlich der Tod seines Hamburger Kollegen mitgeteilt worden). Händel dankte für die ihm von Telemann 1750 vorab übersandte Intervall-Lehre Neues musikalisches System, die 1752 in Mizlers Musikalischer Bibliothek erschien. Hierin unterteilt Telemann jeden Ton, jedes Intervall vierfach in Minimum, Minor, Major und Maximum. Sein Neues musikalisches System stieß allerdings bei den Zeitgenossen auf scharfe Ablehnung, weil mit dem Aufkommen des Hammerklaviers die temperierte Stimmung favorisiert wurde. Diese vierfache Unterteilung hatte Händel übrigens punktuell in seinen 1706–1709 entstandenen italienischen Kantaten sowie im Oratorium Il Trionfo (in der Arie Io sperai) angewandt.
Händel unterzog sich mehreren erfolglosen Augenoperationen, eine davon durch den umstrittenen Okulisten (Starstecher) John Taylor (1703–1772), der auch Johann Sebastian Bachs Augen operiert hatte. In Taylors 1761 in London erschienenen History of the Travels and Adventures findet sich ein Abschnitt über seine medizinischen Begegnungen mit Bach und Händel. Darin vermerkte Taylor, dass beide Komponisten „anfangs zusammen erzogen wurden“. Diese Aussage Taylors stieß bei den Bach- und Händel-Biografen seit Jahrhunderten auf heftigen Widerspruch.
Es gibt Hinweise, dass Händel während seiner letzten Jahre zeitweise wieder etwas sehen konnte, aber nach Mai 1752 gewann er sein Augenlicht praktisch nicht mehr zurück. Trotzdem wirkte er weiterhin bei den Aufführungen seiner Oratorien mit und spielte zwischen den Akten seine Orgelkonzerte, die er teilweise improvisierte. Weiterhin komponierte er neue Arien oder überarbeitete ältere. Bei der Niederschrift half ihm sein getreuer John Christopher Smith (der Jüngere), der sein Schüler war und der auch die Aufführungen der Oratorien in seinen letzten Lebensjahren dirigierte (ihm hinterließ er auch seine Partituren). Für den Judas Maccabaeus komponierte er den Duett- und Chorsatz Sion now her head shall raise. Noch eine Woche vor seinem Tod saß Händel bei einer Aufführung seines Messiah an der Orgel.
Im April des Jahres 1759 hatte Händel einen Kuraufenthalt in Bath geplant, wozu es jedoch nicht mehr kam. Am Morgen des 14. April 1759, an einem Karsamstag, verstarb Händel im Alter von 74 Jahren in seiner Wohnung Brook Street Nr. 57 (heute Nr. 25). Er hinterließ – je nach Umrechnung – zwei bis sechs Millionen Euro, angelegt in Wertpapieren. Am 20. April wurde er in der Londoner Westminster Abbey beigesetzt. Seinem Wunsch nach einem stillen Begräbnis wurde nicht entsprochen: Es sollen 3000 Trauernde anwesend gewesen sein.
Händels 42 Opern folgen ab der fünften Oper Rodrigo dem Typus der Opera seria (oder, wie von ihm selbst bezeichnet, „Dramma per musica“), die aus einer Folge von Secco-Rezitativen und Da-capo-Arien besteht. Im Laufe der Zeit entwickelte er die Oper weiter, ohne jedoch mit der etablierten Form zu brechen. Um besonders intensive Gefühlszustände einer Figur darzustellen, setzt Händel mehr und mehr das Accompagnato (vom Orchester begleitetes Rezitativ) ein, so zum Beispiel zur großen Sterbeszene des Bajazet im Tamerlano oder bei der berühmten Wahnsinnsszene im Orlando.
Neben Arien gibt es Duette, seltener Terzette oder Quartette. Chöre schrieb Händel anfangs nur für die Finali, wo sie von den Protagonisten gesungen werden. Erst ab 1735 scheint er über einen eigenständigen Opernchor verfügt zu haben. Im selben Jahr schrieb er für die in Covent Garden gespielten Opern Alcina und Ariodante Ballettnummern, weil ihm dort die Ballett-Compagnie mit Marie Sallé als Primaballerina und Choreographin zur Verfügung stand. (Voltaire zählte zu ihren Verehrern.) Eigens für sie komponierte Händel die Terpsichore als Prolog zur Zweitfassung von Il pastor fido. Marie Sallé, die bereits vor Jean-Georges Noverre den damaligen Bühnentanz revolutionierte, löste mit ihrem Auftritt in Händels Zauberoper Alcina einen Theaterskandal aus: Sie tanzte darin die männliche Rolle des Cupido nur leicht bekleidet und wurde dafür auf offener Bühne ausgepfiffen.
Händels Opern-Ouvertüren folgen dem von Lully geprägten französischen Typus: langsam – schnell (fugiert) – langsam. Die Libretti sind oftmals aus venezianischen Vorlagen abgeleitet; trotz der allgemeinen Popularität der Metastasio-Texte benutzte Händel nur dreimal Libretti dieses Dichters.
Schon während seiner Zeit als Komponist italienischer Opern entwickelt Händel eine neue Kunstform: das englische Oratorium.
In England war das Oratorium bis dahin unbekannt. Auf dem Kontinent orientierte es sich am starren Schema der Opera seria mit ihrer einförmigen Folge von rezitativisch vorgetragener Handlung und oft langen Da-capo-Arien. Ensembles und Chöre kommen kaum vor. Aus Elementen der englischen Plays, Masques und Anthems, des klassischen französischen Dramas, der deutschen Kirchenkantate sowie der charakteristischen Musikform der italienischen Oper (Ouvertüre, Rezitative und Arien, Einteilung in drei Akte) schafft Händel eine neue große Form des musikalischen Dramas, die von der Bühne losgelöst ist. Das Theater stellt zwar weiter den äußeren Rahmen, doch szenisches Spiel, Kostüme, Masken usw. entfallen. Dies ermöglicht plötzliche Szenen- und Affektwechsel. Der Handlungsablauf wird nun ausschließlich in die Fantasie des Zuhörers verlagert, dementsprechend wird der ideelle und sinnliche Gehalt eines Werkes intensiviert. Der Chor ist jetzt nicht nur integriert, sondern er wird zum wesentlichen Glied und Träger der Handlung. Das Oratorium hat dadurch, ohne das Dramatische zu verlieren, episch-lyrischen Charakter. Librettist und Komponist teilen dem Chor zwei Rollen zu: die Rolle des unmittelbar an der Handlung Beteiligten und, nach antikem Vorbild, die Rolle des sie Betrachtenden und Kommentierenden. Schicksal und Taten der handelnden Personen wickeln sich vor dem Hintergrund des Volkslebens ab. Ganze Völker werden personifiziert. In Belshazzar werden gar drei Völker einander gegenübergestellt. Der Heldenkastrat wird (so gut wie) verbannt, dafür übernimmt der in der Oper bisher vorwiegend als Schurke agierende Tenor die Rolle des Helden. Händel führt seine Oratorien in eigener Regie auf und öffnet einem neuen Publikum, dem bürgerlichen, die Pforten.
Händels Kirchenmusik teilt sich auf in einige Psalmvertonungen in lateinischer Sprache, die er in Italien schrieb, und die englischsprachigen Stücke. Zu den lateinischen Werken zählen die Vesperpsalmen Dixit Dominus, Laudate pueri und Nisi Dominus. Die in der frühen Londoner Zeit entstandenen Chandos Anthems sind entsprechend dem kleinen zur Verfügung stehenden Ensemble von eher intimem Charakter. Die anderen kirchenmusikalischen Werke der Londoner Zeit entstanden meist für die Chapel Royal für besondere, teils staatspolitische Anlässe. Das Utrechter Te Deum und Jubilate zur Feier des Friedens von Utrecht ist vom Einfluss Purcells geprägt. Von den vier Coronation Anthems, komponiert zur Krönung von Georg II. und Königin Caroline 1727 in der Westminster Abbey, wird Zadok the Priest seither bei jeder britischen Krönungszeremonie gespielt, zuletzt am 2. Juni 1953 anlässlich der Krönung von Elisabeth II. Das Stück ist ferner als Erkennungsmelodie der UEFA Champions League („UEFA-Champions-League-Hymne“) bekannt. Das Funeral Anthem (The ways of Zion do mourn) komponierte Händel 1737 für das Staatsbegräbnis von Königin Caroline und das Dettinger Te Deum mit dem Dettingen Anthem 1743 zur Feier des Sieges in der Schlacht bei Dettingen.
Ein wichtiger Teil von Händels Orchestermusiken entstand für seine Opern und Oratorien, und zwar als Ouvertüren, Zwischenakt- und Ballettmusiken. Zu den eigenständig herausgegebenen Konzerten gehören die sechs Concerti grossi op. 3, die 1734 veröffentlicht, aber wesentlich früher zu verschiedenen Gelegenheiten geschrieben wurden, sowie die zwölf Concerti grossi op. 6 von 1739. Händels Concerti grossi op. 6 sind Orchesterwerke mit einem Wechselspiel zwischen vollem Streichorchester (Ripieno) und einer Streicher-Solistengruppe (Concertino). Richtungsweisend für diese aus Italien stammende Form war Corelli. Händel verbindet in seinen Konzerten italienische Tradition mit der neuen sinfonischen Entwicklung des 18. Jahrhunderts. Zu etlichen Concerti grossi fügte Händel im Nachhinein noch Oboenparte hinzu.
Händels Orgelkonzerte sind seine eigene Erfindung und stehen neben Bachs Cembalokonzerten am Anfang der Entwicklung des Konzerts für Tasteninstrument und Orchester. Händel spielte seine Orgelkonzerte in der Regel während der Pausen großer Oratorien-Aufführungen auf einem eigens für ihn gebauten Orgelpositiv. In der gedruckten Ausgabe von 1738 wurde auch das Cembalo sowie die Harfe (op. 4 Nr. 6) als mögliches Soloinstrument angegeben. Gegenüber den sechs Konzerten op. 4 (veröffentlicht 1738) zeichnen sich die beiden aus der Second Series (veröffentlicht 1740, das erste mit dem Beinamen The Cuckoo and the Nightingale) und die sechs posthum veröffentlichten Konzerte op. 7 dadurch aus, dass viele Stellen und ganze Sätze als „ad libitum“ gekennzeichnet wurden, die Händel also während der Aufführungen ex tempore spielte. Für das Konzert op. 7 Nr. 1, mit einem mächtigen Ostinato-Satz, schreibt Händel eine zweimanualige Orgel mit Pedal („Organo a. 2 Clav. e Pedale“) vor.
In den Jahren 1747 und 1748 schrieb Händel drei Concerti a due cori, in denen er das Orchester eigentlich dreiteilt, nämlich in zwei Bläserchöre und einen Streicherchor mit Basso continuo. Diese Konzerte sind größtenteils keine eigenständigen Kompositionen, sondern wurden von Händel aus Chören der Oratorien Esther, Belshazzar, Semele und Messiah arrangiert und als Zwischenaktmusiken in seinen Oratorienaufführungen gespielt.
Als Freiluftmusiken konzipiert sind die drei Suiten der Water Music (Wassermusik) für Bootsfahrten auf der Themse (1717) sowie die Music for the Royal Fireworks (Feuerwerksmusik) (1749). Letztere wurde anlässlich des am 7. Oktober 1748 geschlossenen Aachener Friedens von König Georg II. in Auftrag gegeben und am 27. April 1749 in Londoner Green Park uraufgeführt. Im Vorfeld kam es wegen der Orchesterbesetzung zu Auseinandersetzungen zwischen dem König und Händel. Denn der König wollte ausschließlich „Militärinstrumente“ (Oboen, Fagotte, Hörner, Trompeten und Pauken) verwendet wissen. Händel dagegen bestand auf Mitwirkung von Streichinstrumenten. Wer sich von beiden letztendlich durchsetzte, lässt sich heute nicht mehr mit Sicherheit sagen. Tatsache bleibt, dass Händel seine Partitur ausschließlich für Blasinstrumente und Pauken konzipierte, jedoch später vermerkte, dass zusätzlich Streicher die Oboen- und Fagottstimmen zu verdoppeln hätten. Die öffentliche Probe der Feuerwerksmusik mit 100 Musikern vor 12.000 Zuhörern am 21. April in Vauxhall Gardens wurde ein großer Erfolg. Das eigentliche Ereignis dagegen, die offizielle Feierlichkeit am 27. April im Green Park, endete mit einem Desaster. Durch technisches Versagen des Feuerwerks fingen die eigens für das Feuerwerk zur Feier des Aachener Friedens errichteten Bauten und Dekorationen Feuer und brannten nieder. Einzig Händels Musik soll die Ehre dieses Tages gerettet haben.
Die sechs Triosonaten op. 2 für zwei Violinen und Basso continuo wurden zuerst von Roger in Amsterdam um 1722 verlegt. Sie entsprechen durchgängig der viersätzigen italienischen Form der Kirchensonate. Weitere sieben Triosonaten op. 5 für zwei Violinen und Basso continuo wurden 1739 in London veröffentlicht. Diese haben fünf bis sieben Sätze, darunter Tanzsätze wie Passacaille, Sarabande, Gavotte, so dass sie der Suitenform nahekommen. Drei weitere Triosonaten sind nur durch Handschriften überliefert. Der Kirchensonatenform entsprechen auch die 15 Solosonaten op. 1, die ebenfalls um 1722 von Roger in Amsterdam erstmals publiziert wurden. Sie unterteilen sich in drei Sonaten für Traversflöte, vier Sonaten für Blockflöte, zwei Sonaten für Oboe und sechs Sonaten für Violine, jeweils mit Generalbass-Begleitung. (In der Hallischen Händel-Ausgabe stehen noch sechs Triosonaten für zwei Oboen und Basso continuo von Anfang 1700. Es gilt inzwischen als sicher, dass Händel nicht der Urheber dieser Sonaten ist.)
Händels Veröffentlichungen für das Cembalo gehen auf in Umlauf gebrachte Kopien einiger seiner Stücke zurück, welche er möglicherweise im Rahmen seiner Lehrtätigkeit benutzte. Weil er die Verbreitung der ungenauen und verfälschten Abschriften eindämmen wollte, gab er 1720 die acht Suites de Pièces pour le Clavecin heraus. 1733 folgte eine zweite Sammlung mit neun Suiten unter dem gleichen Titel und ferner 6 Fugen (1735). Weitere Gelegenheitswerke sind in Hand- oder Abschrift überliefert. Die zweite Suitensammlung enthält eine bemerkenswerte Chaconne (G-Dur) über einen achttaktigen Basso ostinato, der auf Henry Purcell zurückgeht. Diesen verwendete auch Gottlieb Muffat in seinen Componimenti musicali – und Bach für seine Goldberg-Variationen sowie für den Canon triplex a. 6 Voc., einen Rätselkanon, den er auf dem bekannten Porträt von Elias Gottlob Haußmann in der Hand hält.
In seiner Schrift Der vollkommene Kapellmeister, die 1739 in Hamburg erschien, hat Johann Mattheson knapp 1¼ Takte (Takt 3–4) aus dem vierten Satz – der Schlussfuge – von Händels Claviersuite Nr. 2 F-dur (aus Suites de Pièces von 1720) abgedruckt. Neben seinem Notenzitat richtet Mattheson, der sicherlich noch tieferen Einblick in Händels Kompositionsprinzipien hatte, folgende Frage an seine Leserschaft: „Wer sollte wol dencken, daß in diesen wenig Noten, als einem dicken kurtzen Golddrat, ein Faden verborgen wäre, der sich hundertmahl so lang ziehen läßt?“ Mit „Golddrat“ (Golddraht) meint Mattheson Händels Fugenthema (Subjekt) mit seinem Gegenthema (Kontrasubjekt).
Zur Kammermusik zählten zu Händels Zeit sowohl Vokal- als auch Instrumentalstücke. Zahlreich sind seine weltlichen Kantaten: 72 für Solostimme und Basso continuo, die aus einer Abfolge von Arien und Rezitativen bestehen, bei denen er sich an Alessandro Scarlatti orientierte. Hinzu kommen die Kantaten con stromenti, also mit selbständigen Instrumentalstimmen. Dazu gehört die kleine spanische Kantate (Cantata Spagnuola) Nò se emenderá jamas, HWV 140, für Sopran, Gitarre und Basso continuo, welche von Händel mit Noten im alten Stil aufgezeichnet wurde. Die meisten der weltlichen Kantaten werden der Zeit in Rom zugeordnet, als Händel an der Accademia degli Arcadi mit den Scarlattis, Corelli und Pasquini zusammentraf.
Auf etwa 1724–26 datieren die Neun Deutschen Arien für Solostimme, Melodieinstrument und Basso continuo aus Barthold Heinrich Brockes’ naturlyrischer Gedichtsammlung Irdisches Vergnügen in Gott. Brockes, der mit „poetischer Verklärung“ für die Ausbreitung naturwissenschaftlicher Erkenntnisse sorgte, beeinflusste nachhaltig Christoph Martin Wieland und Johann Wolfgang Goethe. Meine Seele hört im Sehen lautet eine der Deutschen Arien. Mit diesen Arien vertonte Händel zum letzten Mal einen deutschsprachigen Text.
Duette und Terzette für Singstimmen und Generalbass entstanden in Italien oder Hannover sowie zwischen 1741 und 1745 in London. Sie folgen dem Vorbild der als Modell der Gattung angesehenen Werke von Agostino Steffani, den Händel in Hannover noch kennengelernt hatte. Einige Duette und Terzette erweiterte Händel für seine Oratorien zu vierstimmigen Chören.
Für den Interpreten Händel’scher Opern und Oratorien in heutiger Zeit sind die überlieferten Angaben über die Größe der Instrumentengruppen des Orchesters unter Händels Leitung und die Art, wie zu spielen ist, von großer Bedeutung. Von Italien, wo Händel keinen Einfluss auf die Struktur des Orchesters im Hause Ruspoli hatte, wissen wir die Besetzung für die Aufführung von La Resurrezione: 2 Trompeten, 4 Oboen, 23 Violinen (angeführt vom Konzertmeister Corelli), 4 Violen, 6 Violoncelli und 6 Kontrabässe. Die weiteren Angaben sind rätselhaft, da noch 1 kleine Bassgeige erwähnt ist (möglicherweise ist die in der Partitur geforderte Viola da gamba gemeint) und eine Posaune. Flöten sind nicht erwähnt, wurden aber wohl, wie üblich, von den Oboisten gespielt.
Die Zusammenstellung des Londoner Opernorchesters lag nun aber ganz in Händels Hand. Ein Protokoll des Herzogs von Portland von 1720 zählt folgende 34 Musiker auf: 1 Trompete, 4 Oboen, 3 Fagotte, 17 Geigen, 2 Bratschen, 4 Violoncelli, 2 Kontrabässe, 1 Theorbe. 1727 erwähnt der in London weilende Komponist vom Berliner Hof Johann Joachim Quantz, dass das Orchester „grösstentheils aus Deutschen, aus einigen Italienern, und ein paar Engelländern“ bestand. „Castrucci, ein italienischer Violinist, war der Anführer“ (Burney). Im Jahre 1728 hat der Franzose Fourgeroux in seinem englischen Reisebericht die Besetzung einer Opernaufführung im King’s Theatre notiert: 24 Violinen und Violen (angeführt von den Brüdern Castrucci), 3 Celli, 2 Kontrabässe, 1 Laute, 2 Cembali. Was die Bläser betrifft, hat er nur erwähnt, dass gelegentlich Flöten und Trompeten gespielt hätten. Oboen und Fagotte hat er ganz vergessen. Er mokierte sich darüber, dass in den Rezitativen die Akkorde nur „abgesetzt“ gespielt worden seien, was er aus seiner Heimat sicher nicht kannte. Außerdem berichtet er, dort hätten nur ein Violoncello, die beiden Cembali und die Laute gespielt. Von der Premiere des Orlando 1733 berichtet Sir John Clark of Penicuick, dass ihn die Zahl der Instrumentalvirtuosen überrascht habe, und zählt 2 Oboen, 4 Fagotte, mehr als 24 Geigen, 4 Celli, 2 große Gamben (Kontrabässe), 2 Cembali und eine Theorbe auf. Er wiederum beschwert sich darüber, dass das Orchester zu laut gewesen sei und die Stimmen teilweise übertönt habe. Etwa 1733–1745 war Francisco Caporale Solocellist in Händels Orchester. Er spielte ein Violoncello mit fünf Saiten, und viele der Händel’schen Soli für Violoncello in diesem Zeitraum sind auf dieses Instrument zugeschnitten.
Die letzten Hinweise haben wir von 1750 mit dem erhaltenen Notenmaterial für die Aufführungen des Messiah in dieser Zeit: 4 Oboen, 4 Fagotte, 2 Hörner, 2 Trompeten, Pauken, 14 Violinen (8 „erste“ und 6 „zweite“), 6 Violen, 3 Violoncelli und 2 Kontrabässe.
Schon zu Lebzeiten genoss Händel in England den Rang eines Klassikers. 1738 war ihm zu Ehren in Vauxhall Gardens ein durch Roubiliac geschaffenes lebensgroßes Denkmal errichtet worden. Am 15. Juli 1762 wurde das von Roubiliac gestaltete Grabdenkmal Händels in der Westminster Abbey enthüllt. Mainwarings 1760 erschienene Memoirs of the Life of the Late George Frederic Handel (von Mattheson ins Deutsche übersetzt) gelten als erste Musikerbiographie überhaupt. Im Gegensatz zu vielen Komponisten seiner Epoche, wie etwa in Deutschland Johann Sebastian Bach oder Georg Philipp Telemann, geriet Händel nach seinem Tod in England nicht in Vergessenheit. Allerdings beruhte seine dauerhafte Präsenz im englischen Musikleben vorwiegend auf seinen Oratorien, insbesondere dem Messiah.
Neben regelmäßigen auszugsweisen Aufführungen seiner Oratorien wurden mehrere aus Händels Musik zusammengestellte Pasticci gespielt. Zur Feier von Händels 100. Geburtstag wurde 1784 (man hatte sich um ein Jahr vertan, weil im Geburtsjahr Händels in England noch der julianische Kalender galt, nach dem das Jahr erst am 25. März begann, während in Deutschland vor 1700 der Jahresbeginn meist der 25. Dezember war) mit über 500 Musikern eine dreitägige Gedächtnisfeier in Westminster Abbey und im Pantheon gehalten, mit Aufführungen des Messiah, Stücken aus den anderen Oratorien und Orchestermusik. Wegen des Erfolgs wurde die Messiah-Aufführung noch zweimal wiederholt. Diese Gedächtnisfeier begründete eine Tradition, die bis 1791 fortgeführt wurde und immer gigantischere Ausmaße annahm: Im letzten Jahr wurden über 1000 Musiker engagiert.
Die Begeisterung für den Messias erreichte auch bald Deutschland. 1772 wurde dieser erstmals von Michael Arne bei einem Gastspiel in Hamburg dirigiert, drei Jahre später dann von Carl Philipp Emanuel Bach, dem zweitältesten Sohn von Johann Sebastian Bach. Nachdem Friedrich Gottlieb Klopstock im Jahre 1773 sein Vers-Epos Der Messias abgeschlossen hatte, erschien nun 1775 seine deutsche Übersetzung von Händels Werk. Johann Adam Hiller war dann der Erste, der für Berlin 1786 das Stück völlig neu instrumentierte und änderte.
In Wien erweiterte und veränderte Wolfgang Amadeus Mozart für die Konzerte des Barons Gottfried van Swieten zwischen 1788 und 1790 die Instrumentation von vier oratorischen Werken, darunter die des Messiah, um sie dem Zeitgeschmack anzupassen. Dabei ging er aber mit dem Händel’schen Original wesentlich respektvoller um als zuvor Hiller. Darüber hinaus verarbeitete Mozart 1791 in seinem (unvollendeten) Requiem Themen sowie kontrapunktische Verdichtungen aus Händels Funeral Anthem, dem Dettingen Anthem und dem Messiah (And with his stripes).
Als Haydn während seines London-Aufenthalts Oratorien Händels hörte, war er tief berührt: Ihm war, „als sei er an den Beginn seiner Studien zurückversetzt worden und habe bis dahin nichts gewusst“ (nach Giuseppe Carpani). Er brachte ein Libretto nach Wien mit, das möglicherweise für Händel verfasst worden war, und komponierte danach Die Schöpfung, ein Oratorium, das in seiner Struktur und seinen Chorfugen deutlich unter dem Einfluss Händels steht. Gleichermaßen ließ sich Beethoven von Händel inspirieren. Zur Melodie von See, the conqu’ring Hero comes schrieb er Variationen für Cello und Klavier (1796). Die Ouvertüre Die Weihe des Hauses mit ihrer großen Mittelfuge ist bewusst nach Händels Stil modelliert.
In den 1770er-Jahren kam der Messiah nun auch in die USA und wurde, der englischen Tradition folgend, vorwiegend zu Benefizzwecken aufgeführt. In der ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts etablierte sich dann dort die Tradition, ihn in der Vorweihnachtszeit aufzuführen.
Ab 1812 bearbeitete Ignaz von Mosel mehrere Händel-Oratorien für die Aufführungen in großer Besetzung in Wien, z. B. „Timotheus oder die Macht der Musik“ (1812) und „Samson“ (1814). Außerdem stellte er Partituren für zwei Messen aus Musikstücken Händels für die Wiener Hofmusikkapelle zusammen, und zwar nach Sätzen aus „Athalia“ (B-Dur, 1818) und aus den „Chandos Anthems“ (D-Dur, 1820), indem er die lateinischen Mess-Texte der Händelschen Musik unterlegte. In den 1830er Jahren gelangte eine Kopie der Partitur der Messe D-Dur von Wien nach Dresden, so dass diese 1836 und 1840 in der Katholischen Hofkirche Dresden aufgeführt werden konnte. Am 25. Dezember 2018 wurde diese Messe erneut in Dresden aufgeführt.
Ab 1842 machte Vincent Novello in England eine enge Auswahl an Oratorien in preiswerten Klavierauszügen zugänglich. War die bis dahin einzige Gesamtausgabe von Samuel Arnold unhandlich, so konnten die Noten (deren Preis den leerer Notenblätter nicht überstieg) sich nun auch in den Chorvereinigungen der Provinzen ausbreiten.
In monumentalem Maßstab wurden in London (nach einer Probe 1857) von 1859 bis 1926 im dreijährigen Abstand Händelfestspiele im Crystal Palace abgehalten. Auf ihrem Höhepunkt wirkten etwa 4000 Chorsänger und etwa 500 Orchestermusiker mit. In dieser Form entwickelte sich die Veranstaltung geradezu zu einer Demonstration des englischen Nationalstolzes.
In Deutschland verwirklichte man anlässlich des 100. Todestags Händels mit einer großartigen Gemeinschaftsaktion zwischen Deutschen und Briten ein Händel-Denkmal in der Geburtsstadt des deutsch-britischen Barockkomponisten und errichtete es groß inszeniert dort auf dem Marktplatz gegenüber seiner Taufkirche; an den Feierlichkeiten nahm unter anderem Franz Liszt teil.
Felix Mendelssohn Bartholdy entriss nicht nur mit seiner denkwürdigen Wiederaufführung der Matthäuspassion im Jahre 1829 das Werk Johann Sebastian Bachs der Vergessenheit, sondern er sorgte auch dafür, dass Händels Oratorien in Deutschland aufgeführt wurden. Einige Oratorien Händels richtete Mendelssohn eigenhändig für den praktischen Gebrauch ein. Georg Gottfried Gervinus übersetzte die englischen Texte von sämtlichen Oratorien Händels, die so überhaupt zum Standardrepertoire der deutschen Chorvereinigungen werden konnten. Und Johannes Brahms verfasste für die erste deutsche Händel-Gesamtausgabe Klavierstimmen (Generalbass-Aussetzungen) für die von Chrysander unter dem Titel Duetti e Terzetti zusammengefassten losen Vokalduette und -terzette.
Seit 1914 überzog der Antisemitismus in Deutschland das Werk Händels, indem seine Oratorien „arisiert“ wurden: Israel in Egypt wurde in Mongolensturm umbenannt, und Judas Maccabaeus – zunächst in Der Feldherr umfirmiert – kam von 1933 bis 1945 nur noch unter dem Titel Wilhelm von Nassau zur Aufführung.
Andererseits war es Deutschland vorbehalten, Händels völlig vergessene Opern wiederzubeleben. Ab 1920 brachte der Kunsthistoriker Oskar Hagen mehrere davon in Göttingen auf die Bühne. Seine deutschen Fassungen verbreiteten sich schnell an den Theatern des ganzen Landes.
1942 entstand mit Der große Händel eine britische Filmbiographie, in der Wilfrid Lawson die Rolle des Händel übernahm.
Bis zum Jahr 1985 waren die meisten Opern Händels noch nie auf Schallplatte erschienen. 2016 sind sämtliche erhaltenen Opern als CD verfügbar.
Gegenwärtig wird Händels Tonschaffen in Deutschland neben Konzerten und Theateraufführungen bei drei Festspielen gepflegt: die Internationalen Händel-Festspiele Göttingen (die aus Oskar Hagens Opernaufführungen der 1920er entstanden), dann die 1952 in Händels Geburtsstadt vom GMD Horst-Tanu Margraf initiierten Händel-Festspiele Halle (es gab 1922, 1929, 1935 und 1948 schon vier Vorläufer für das dann jährlich stattfindende Festival) und die Karlsruher Händel-Festspiele, die seit 1985 vom Badischen Staatstheater in enger Zusammenarbeit mit der Händel-Gesellschaft und der Internationalen Händel-Akademie veranstaltet werden.
Inzwischen gibt es auf der ganzen Welt Aufführungen von Händels Opern und szenische Realisationen seiner Oratorien (die Händel, von der Uraufführung des Messiah abgesehen, zwar nicht szenisch aufführte, aber immer auf einer Theaterbühne). Dies belegt die Relevanz seiner Werke fürs heutige Musiktheater eindrucksvoll, wie auch zeitgenössische Reflexionen, z. B. die Tanzoper Rituale von Heike Hennig und ihrem Ensemble im Februar 2009 in Leipzig, eine Hommage zum 250. Todestag des Komponisten.
Die Evangelisch-Lutherische Kirche in Amerika und die Lutherische Kirche – Missouri-Synode ehren Händel gemeinsam mit Johann Sebastian Bach und Heinrich Schütz mit einem Gedenktag am 28. Juli, Bachs Todestag.
Händel stellt jeden Herausgeber vor besondere Schwierigkeiten. Seine Änderungen, Ergänzungen und Anpassungen an veränderte Aufführungsbedingungen führen dazu, dass es für fast jedes Werk eine Vielzahl von möglichen Varianten gibt. Die Hallische Händel-Ausgabe hat sich zum Ziel gesetzt, alle Fassungen eines Werkes zu rekonstruieren. Eine Fassung letzter Hand gibt es nicht. So besteht für den Interpreten die Möglichkeit, zwischen den verschiedenen Fassungen zu wählen. Für die Kammermusik gibt es das Problem, dass mehrere Veröffentlichungen nicht von Händel autorisiert waren und teilweise vom Verleger selbst zusammengestellt und um unechte Werke ergänzt wurden. Inzwischen sind die unechten Werke jedoch identifiziert und der Befund in modernen Ausgaben erklärt.
Der erste Versuch einer Gesamtausgabe von Händels Werken erfolgte zwischen 1787 und 1797 durch Samuel Arnold in London. Es erschienen 36 Bände, aber dann wurde wegen abspringender und verstorbener Subskribenten vorzeitig abgebrochen, so dass fast alle Opern und ein Großteil der vokalen Kammermusik fehlen. Eine von der English Handel Society zwischen 1843 und 1858 betriebene Ausgabe auf der Basis von Autographen wurde nach kaum mehr als zwölf größeren Chorwerken eingestellt.
Als Pionierleistung muss die Gesamtausgabe in 94 Bänden gelten, die Friedrich Chrysander – anfangs unter dem Dach der von ihm mitgegründeten Deutschen Händel-Gesellschaft in Leipzig – ab 1858 herausgab. Chrysander griff dafür auf Händels Dirigierpartituren (die sog. „Direktionspartituren“), jedoch nur teilweise auf die Autographe zurück. Dazu kamen sechs Ergänzungsbände mit Kompositionen anderer Komponisten, deren Materialien Händel verwendete. Nur ein Band der Gesamtausgabe und zwei Ergänzungsbände wurden 1902 von Max Seiffert hinzugefügt, ein weiterer (Nr. 49) erschien nie.
1955 begann die Georg-Friedrich-Händel-Gesellschaft in Halle mit einer Ausgabe für den praktischen Gebrauch, die die Chrysander-Ausgabe ergänzen sollte. Man stellte bald fest, dass diese den modernen musikwissenschaftlichen Ansprüchen nicht mehr genügte, da Varianten und Begründungen der Editionsentscheidungen fehlten; so dass man 1958 beschloss, eine neue Gesamtausgabe mit kritischem Bericht zu erarbeiten – die Hallische Händel-Ausgabe (HHA). Die Arbeit soll bis 2023 abgeschlossen sein. Im Rahmen der HHA erschien 1978 im Händel-Handbuch das von Bernd Baselt erarbeitete Händel-Werke-Verzeichnis (HWV).